Home > Zoom > SPECTRE: Il tributo di Sam Mendes a James Bond tra citazioni e novità

SPECTRE: Il tributo di Sam Mendes a James Bond tra citazioni e novità

Che Sam Mendes fosse un grande conoscitore del mondo di 007 è risultato chiaro a tutti già nella splendida (e insuperata) dichiarazione d’amore che è “Skyfall”, ma con “SPECTRE”, la sua celebrazione dell’universo di James Bond è andata oltre.

Prima di proseguire, un avvertimento: questo articolo è consigliato a chi ha già visto il film, a chi non ha visto il film ma vuole soddisfare un’encomiabile curiosità… ( e magari poi catapultarsi al cinema), e anche a quei temerari che sono in dubbio se andare o meno al cinema e vogliono convincersi confrontandosi con tutti gli spoiler possibili e immaginabili. Per tutti coloro che non vogliono avere a che fare con nessun tipo di anticipazione… prego, da questa parte.

Reduce dal successo straordinario del capitolo precedente, il regista ha incassato gli onori e rilanciato, rischiando il tutto per tutto in un film che è puro “Bond, James Bond”: Mendes va saggiamente nella direzione opposta dello “Skyfall” che ha destrutturato e messo a nudo l’eroe, e con entusiasmo ci trascina nello sfarzoso vortice di azione, seduzione, mistero e rinascita di questo nuovo capitolo, in cui vengono sapientemente tirate le fila di tutti e tre i film precedenti (ok, glissa opportunamente su “Quantum Of Solace”), intessendo una quadrilogia della rifondazione del personaggio. ammantandolo di un’aura mitica che finora non aveva mai potuto rivendicare con tanta convinzione.

Siete ancora lì, voi non iniziati al culto ma curiosi? Questo è l’ultimo avviso, d’ora in poi non mi prendo più responsabilità: che non si dica che il lettore non è stato avvisato del profluvio di spoiler. È un articolo fatto di SPOILER.

La sequenza gunbarrel

Mettiamoci comodi ed andiamo per ordine, seguendo il più possibile lo snodarsi della trama di questa nuova missione di 007, e iniziamo notando come prima di ogni cosa sullo schermo compaia trionfante la sequenza ”gunbarrel” (la canna di pistola): se in “Casino Royale” veniva per la prima volta contestualizzata, negli altri due tornava alla sua mise classica, ma posizionata alla fine, prima dei titoli di coda. Il ritorno alle origini è dichiarato fin dai primi secondi.

El Dia De Muertos

dayofhtedeadcomposite-xlarge

Samedi “Vivi e Lascia Morire”


I Morti Sono Vivi” ci dice lo schermo nero, prima di aprirsi nel sontuoso, impeccabile piano sequenza del Giorno Dei Morti a Città del Messico. Un riferimento alla fenice dei franchise cinematografici? Al ritorno alla vita dell’arcinemesi Blofeld? Forse entrambe, ma veniamo alle citazioni: il costume di Bond rievoca quello di Samedi in “Vivi e Lascia Morire”, mentre l’ambientazione carnevalesca richiama “Moonraker” (Roger Moore che scappa da Squalo) ed il Junkanoo di “Thunderball”. C’è poi quel suo atterrare inaspettatamente su di un opportuno divano dopo una lunga caduta fa ricordare con un sorriso l’ingresso del predecessore Sean Connery nell’ufficio di Tanaka in “Si Vive Solo Due Volte”.

4f9c1efa08540200474b5863e691ea4eNon è possibile dimenticare inoltre che questo Bond non è mai un dandy quando lo vediamo impugnare un’arma ben poco discreta, ancora ruvido come quella prima volta in cui si presentava a Mr White sul lago di Como.
Senza perdere un colpo, il film ci mostra il primo cattivo, Sciarra (se lo state leggendo Sciarra sappiate che invece gli anglofoni hanno costretto anche gli attori italiani sul set a dire “Skiarra”) che brinda alla morte poco prima di andarle incontro, in un violento scontro corpo a corpo all’interno di un elicottero che volteggia pericolosamente sulle teste di migliaia di astanti. Una scena d’azione mozzafiato cui fa eco l’apertura di “Solo Per I Tuoi Occhi”, in cui Moore rischia la vita nello stesso tipo di velivolo, controllato a distanza dal perfido Blofeld, ma anche “Goldeneye”, con Pierce Brosnan che riprende miracolosamente il controllo di un aereo all’ultimo momento.
Insomma, il “Dia De Muertos” è già una delle scene più memorabili di tutte le 24 pellicole, e la migliore dell’intero film.

I titoli di apertura

tumblr_mgj4gmBCdA1qdm4tlo1_500

“Spellbound” (“Io Ti Salverò”) – Salvador Dalì

Mentre Bond rimira l’anello recuperato nel combattimento (che tutti sappiamo di volere non appena viene inquadrato), il suo sorriso sbruffone è accompagnato dalle primissime note della canzone “Writing’s On The Wall” di Sam Smith: non posso rinnegare quanto già detto al riguardo, ma sono felice di riconoscere che funziona benissimo in questa sigla tentacolare (paradossalmente molto più tentacolare di “Octopussy, e anche molto più bella).


Come da tradizione, la title sequence è disseminata di indizi che riconducono a tutti i punti chiave della trama: ricompare il fil rouge del teschio che ora si confonde con Oberhauser (ricordiamoci infatti che Mendes ci aveva detto “I Morti Sono Vivi”), i nove occhi (che tanto assomigliano a quelli della famosa sequenza onirica di “Io Ti Salverò” di Hitchcock, curata da Salvador Dalì), i tentacoli che avviluppano Bond… ma questa volta fa qualcosa in più: come già in “Al Servizio Segreto di Sua Maestà”, ripercorriamo i momenti salienti dei film previi, intuendo già il disegno di Mendes di inglobarli con questo suo capitolo conclusivo.

Un nuovo James Bond

Lo sospettavamo fin dal 2006 quando mostrava rude indifferenza per come preferisse il Vodka Martini: Bond è cambiato. Certo, è ancora insofferente e ribelle nei confronti dell’autorità, senza dubbio è giunto a vestirsi con tutta la classe dei suoi predecessori, è pur sempre donnaiolo, ma non solo ora accetta con sorprendente mitezza il primo rimbrotto di M (Ralps Fiennes), bensì adesso non c’è nemmeno più traccia del sessimo primordiale. Finora le Bond Girl di Daniel Craig sono state tutte donne volitive, delle vere comprimarie, oggi la spia solitaria fa un passo in più. L’unica donna di cui si fida -dopo M- è Moneypenny (Naomie Harris), tanto da invitarla nel suo appartamento, che è sempre a Chelsea come nei romanzi, e che era stato mostrato brevemente solo con Sean Connery in “Licenza di Uccidere” e Roger Moore in “Vivi e Lascia Morire”. Stavolta però la tana di Bond è la più inospitale che possiate immaginare, anche se non manca il bulldog kitsch ereditato da M/Judi Dench (che tra l’altro adorna anche l’ufficio di John Hurt in “La talpa”). Daniel Craig ha voluto che fosse così, ed in fondo questo film ci insegna ancora una volta che ormai la vera casa del Bond adulto è l’ufficio.

Sean Connery - "Licenza D'Uccidere"

Sean Connery – “Licenza D’Uccidere”


Infine, il drink: quando Bond ordina finalmente il suo Martini il bar non serve alcolici, e tutto quello che può fare è rifiutare con una battuata riuscitissima la bevanda salutare lasciata da Q. Parafrasando George Lazenby, “Queste cose non succedevano a quelli di prima”.

La riunione a Palazzo Cadenza

Dato che la famosa battuta “Bond, James Bond” è sussurrata tra un bacio bollente e l’altro sulle labbra di Monica Bellucci, siamo portati a pensare che al momento di presentarsi sulla soglia del Palazzo Cadenza (N.B: è in realtà Blenheim Palace, Oxforsdshire) stia per ripeterla, contravvenendo ad una regola non scritta del canone, ma James ci lascia a bocca aperta, presentandosi come “Topolino”. Col sorriso ancora sulle labbra ci intrufoliamo con lui nella cavernosa sala dove i capi di Spectre sono riuniti attorno al tavolo più immenso di sempre.
Avevamo sbirciato il quartier generale dell’organizzazione criminale già in passato: anche nel 1965 (“Thunderball”) uno di loro, Numero 9, veniva eliminato in maniera violenta per essersi macchiato di appropriazione indebita.


A questo punto non sappiamo ancora che Christoph Waltz non è semplicemente Oberhauser, ma il suo ingresso solenne, in un’atmosfera da conclave, lo indica come capo della congrega anche prima delle parole proferite con voce spettrale, e la presenza al tavolo di una donna (Dr Vogel) che ricorda tantissimo Irma Bunt non fa altro che rafforzare la supposizione.

L’Aston Martin DB10

I gadget della DB5

I gadget della DB5

Già nel nome, questa automobile da sogno (veramente da sogno, ne sono state fabbricate solo 10, e una di loro, dopo il parcheggio in fondo al Tevere potrebbe non essere in ottime condizioni) è l’erede della mitica DB5, la macchina personale di Bond che fa il suo trionfale ritorno nell’epilogo, ma nemmeno Mendes vuole che la nuova arrivata prenda anche solo per un attimo il posto della sua antenata: innanzitutto, non è destinata a Bond, ma a 008, l’unico altro Doppio Zero dei Servizi Segreti che è pari a 007 in quanto a capacità, e che non si è mai materializzato.

Inoltre, non è una compagna fedele come l’altra:è anzi un prototipo dai comandi ancora molto rudimentali che invece di lanciare razzi accende la radio su canzoni romantiche. Spassoso, ma non molto utile se si è inseguiti dallo “Squalo” dei nostri giorni, la Montagna… ehm, Mr Hinx (Dave Bautista). Ha però il pulsante d’ordinanza, quello per l’espulsione del passeggero, che qui però viene eiettato senza perdere il sedile… molto conveniente.


La partita a scacchi con Mr White

In “Dalla Russia con Amore” vediamo per la prima volta gli agenti della SPECTRE in azione, e in particolare il maestro di scacchi Kronsteen interrompe una partita per svelare il piano criminale a Rosa Klebb e ad un ancora anonimo Blofeld. Anche qui è di fronte ad una scacchiera che Mr White (Jesper Christensen) ci rivela l’esistenza della SPECTRE.

Kronsteen - Dalla Russia Con Amore

Kronsteen – Dalla Russia Con Amore

La clinica in Austria

Quando ci avviciniamo alla clinica tra le Alpi, ci sembra quasi di rivedere quella in cui il conte Beauchamp (aka Blofeld) sperimentava singolari trattamenti in “Al Servizio Segreto di Sua Maestà”, ma stavolta James è sulle tracce di una donna, che risponde al nome proustiano di Madeleine Swann (gioiamo tutti del salto di qualità dall’epoca delle Pussy Galore). È figlia di un criminale, e Bond se ne innamorerà come dell’unica donna che abbia mai portato all’altare, Tracy, figlia del capo dell’Unione Corsa.

Clinica del Conte Beauchamp - "Al Servizio Segreto di Sua Maestà"

Clinica del Conte Beauchamp – “Al Servizio Segreto di Sua Maestà”


La clinica è anche teatro d’azione per Q: non è la prima volta che il Quartiermastro dei Servizi Segreti britannici raggiunge Bond per equipaggiarlo, ma in genere una volta lasciati i gadget con la vana speranza di rivederli, il suo ruolo è concluso. Qui Q invece partecipa anche all’azione, e ogni minuto in più in compagnia del personaggio di Ben Whishaw è puro godimento.

Ecco di nuovo a voi “Bond, il Distruttore”

Sean Connery - "Goldfinger"

Sean Connery – “Goldfinger”

Negli anni ha scoperchiato automobili (succede anche in SPECTRE, a Roma), le ha parcheggiate nelle vetrine dell’AVIS, ha divelto le ali ad aeroplani… insomma, ogni veicolo che prenda in prestito non rimane mai incolume. In Austria non si smentisce ed insegue SUV con un aeroplano del quale qualche minuto dopo rimarrà solo una sezione di carlinga. 

Sul treno poi, nonostante la mise elegante che sfoggia nella locandina, ovvero lo smoking bianco con garofano rosso che Sean Connery esibiva in “Goldfinger”, si trova a confrontarsi nuovamente con Mr Hinx, e nel suo abbattere gli ostacoli con due pugni c’è un non so che di Donkey Kong. Roba da far rabbrividire Roger Moore, che nelle stessa situazione non perse invece un briciolo di classe.


L’uscita di scena di Hinx è però la stessa di Squalo in “La Spia Che Mi Amava” (meno simile invece a quella di Tee Hee in “Vivi e Lascia Morire”).

Il Marocco di Blofeld

Nella notte di veglia a L’Americain, Bond parla con un topo, come in “Una Cascata di Diamanti”, dove però l’unica scoperta a cui ciò lo condiceva era: “uno di noi due puzza come il fazzoletto di una *donna promiscua*, temo di essere io”.
La base di Oberhauser ha uno stile che ricorda l’eco-hotel in Bolivia di “Quantum Of Solace”, ma è la sua posizione che fa scattare un campanello d’allarme: si trova all’interno di un cratere, generato dall’impatto al suolo di un meteorite. Un caso? No. Nel primo film in cui Bond si trova faccia a faccia con  Blofeld (“Si Vive Solo Due Volte”) il cattivo ha la sua base operativa in un vulcano, così come in “Vivi e Lascia Morire”.

"Si Vive Solo Due Volte"

“Si Vive Solo Due Volte”


E se non bastasse, Oberhauser accoglie Bond e Madeleine (Léa Seydoux) in una mise che ha lo stesso stile “Nehru” di quella di Dr No prima e Blofeld poi. C’è anche un gatto bianco. Insomma, non ci vuole Sherlock Holmes per capire quale sarà la rivelazione di Oberhauser, e ci fa piacere scoprire che la famosa cicatrice sarà colpa di 007.
Invece lo stile della terribile tortura di Bond, imprigionato e vittima di macchine operate dal genio del male di turno, è da ascrivere ad un’altro cattivo, Auric Goldfinger e il suo laser. Ma, ancora una volta, “You’re a hard man to kill, mr Bond”.

Goldfinger (1964)

Auric Goldfinger e James Bond


Londra: Hildebrand e le rovine

Se ogni supereroe ha almeno un aiutante e una tana segreta, James Bond non è da meno. Ecco dunque che al momento del bisogno giunge l’aiuto di M,Q, Tanner (Rory Kinnear) e Moneypenny, che si riuniscono in un edificio abbandonato, la cui porta d’ingresso reca la scritta “Hildebrand”. Questa è una citazione ad un racconto di Fleming dal titolo “The Hildebrand Rarity”, in cui 007 va alle Seychelles per rintracciare un pesce. Una citazione abbastanza casuale.

In questa sequenza finale, poi, Blofeld attira Bond nelle rovine del palazzo del MI6, costringendolo ad affrontare ancora una volta il passato tra le macerie della sua “casa”: se però in “Skyfall” aveva dovuto sacrificare i suoi ricordi permettendo la distruzione della dimora di famiglia, in “SPECTRE” egli corre tra le sale già devastate dell’edificio e, portando con sè i volti di tutti coloro che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua vita, arriva poi ad emergere dalle rovine per l’ultimissimo atto, quello in cui finalmente si libera dai fantasmi del passato, e sceglie un futuro con Madeleine, nello stesso modo in cui aveva tentato di farlo con Vesper Lynd. Il modo in cui emerge riporta alla memoria una scena simile di Pierce Brosnan in “Il Mondo Non Basta”, nella quale 007 sorprende tutti saltando fuori dallo stesso edificio, che anche quella volta era stato colpito pesantemente, alla guida della peculiarissima barca da pesca che Q si era costruito su misura per gli agognati giorni da pensionato.



Un solo cruccio: anche in “Al Servizio Segreto di Sua Maestà” Bond fa questa scelta: nel finale lui e la moglie appena sposata si allontanano per intraprendere insieme il viaggio di nozze, ma quel futuro che avevano appena scelto si frantuma in un attimo con l’omicidio di Mrs Bond da parte di Blofeld. 007 non ha fortuna con le donne, ma vogliamo credere che questa caratteristica rientri tra le eccezioni al canone della nuova era inaugurata da Mendes e colleghi.

Considerando tutto questo, come come esce “SPECTRE” dal confronto con i predecessori, soprattutto quello immediatamente precedente? Un paragone con “Skyfall” è impossibile: potremmo dire che quello era un film “Meta-Bond” quanto questo invece è “Iper-Bond”, ma è evidente che Sam Mendes ha saputo egregiamente metabolizzare l’imponente eredità filmica e letteraria di 007, realizzando un film che è un perfetto equilibrio di ironia, azione, dramma e amore, e dal quale James Bond emerge più forte che mai. In questo momento più che in ogni altro è vero che il personaggio è più grande dell’attore che lo interpreta, e per quanto l’ottima prova di Craig ci faccia sperare di vederlo entrare presto di nuovo in scena al volante della DB5, se anche questo fosse un addio, non avremmo nessun rimpianto.

Scroll To Top