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100 Autori a sostegno

Il movimento de i “100 Autori” è una realtà che, unica in Europa, tiene insieme registi e sceneggiatori, documentaristi e filmmaker, uniti in nome della libertà di espressione. Contro i tagli alla Cultura e allo Spettacolo i “100 Autori” si sono mobilitati con le altre associazioni del settore, portando avanti una protesta che a Luglio, sotto la guida di Sergio Castellitto, Carlo Verdone e Citto Maselli, ha fatto valere le sue richieste in simboliche manifestazioni a Montecitorio e alla presentazione romana di Venezia 66. Al governo chiedono sostegno economico, non assistenzialismo.
Qui a Lido, all’Hotel Hungaria, terranno tre seminari: il 7 settembre alle 12.00 di “NARRAZIONE”, sulle differenze tra drammaturgia classica del racconto cinematografico e le nuove forme della narrazione seriale; il 9 settembre, alle 16.30, “IMPARA L’ARTE PER NON METTERLA DA PARTE”, dedicato al ruolo della formazione nella nuova legge di sistema; il 10 settembre, alle 16.30, con “ESORDISCI E POI MUORI”, una denuncia del sistema produttivo e distributivo.
Per sapere quali saranno le loro prossime mosse, incontriamo Nicola Lusuardi, sceneggiatore e membro del consiglio direttivo dei “100 Autori”.

In seguito alle recenti proteste del Movimento Emergenza Cultura, il governo ha deciso un reintegro di 60 milioni destinati al Fus…
Noi abbiamo ottenuto un primo risultato rendendoci parte attiva del Movimento Emergenza Cultura, che ha messo insieme tutti i lavoratori dello spettacolo, non solo il cinema, ma anche la musica e la danza, e il sindacato degli scrittori. La buona qualità della nostra protesta politica ha portato ad una retromarcia del governo. Ma bisogna essere molto chiari: i 60 milioni stanziati non sono un reintegro del Fus. Sono soldi presi dal Fondo Speciale Per Le Emergenze Della Presidenza Del Consiglio, quello che è stato utilizzato anche per i terremotati abruzzesi. Il ministro Bondi ha annunciato la costituzione di una Commissione. Ma siamo lontani dal successo, dai 200 milioni che abbiamo chiesto. Siamo sempre all’interno della logica dell’emergenza, fra un anno saremo nella stessa situazione.

Tra i vostri punti programmatici c’è un piano per la regolamentazione antitrust “che superi il dualismo Rai-Mediaset, e garantisca una vera libertà di mercato”…
Noi abbiamo come prospettiva quella di una legge di sistema. È necessario che l’Italia abbia una politica economica per l’industria audiovisiva, fondata su una concezione del cinema non più come spesa, ma come investimento. A ciò si deve aggiungere la razionalizzazione dei fondi. Per questo noi proponiamo la tassa di scopo, che sostanzialmente consiste nel reperire i fondi all’interno della ricchezza prodotta dal film, cosa che in altri paesi accade normalmente. L’investimento nel settore cultura garantisce anche un ritorno in termini economici. Il nostro sistema è in crisi anche per questo.

Secondo lei, in Italia la spesa per la cultura è considerata uno spreco di risorse pubbliche?
Apparteniamo ad una comunità che fatica ad avere un pensiero politico, cioè la consapevolezza di essere una comunità, e ciò comporta la mancanza del sentimento della necessità, in grado di provvedere alla collettività. L’Italia deve sentire che è solo la comunità che può provvedere alla ricchezza condivisa. Quando lo farà, la smetterà di destinare alla cultura solo un 1/3 della spesa pubblica.

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