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  • 12 anni schiavo

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La storia è facile facile, una biografia in pieno canone hollywoodiano: Solomon Northup, violinista nero nato e cresciuto come un libero cittadino a New York, viene rapito e portato negli stati del sud, dove la schiavitù è ancora legale e la domanda di nuove braccia elevata. Segue il resoconto vivido, cruento e commovente di 12 anni da schiavo, 3 padroni e numerose svolte in cui ad essere in gioco sono la vita e la sua umanità.

Steve McQueen ne tira fuori un film pazzesco, che bisogna ripassare al rallentatore per riuscire a trovare qualche elemento che si presti a una critica. Il soggetto e la sceneggiatura sono strepitosi, la regia artistica ma accessibile, il cast affianca a star performanti come Michael Fassbender e Benedict Cumberbatch due autentiche rivelazioni: Chiwetel Ejiofor e Lupita Nyong’o, anche se raramente si gode del lavoro un ensemble così riuscito.

Dopo essere stato una promessa e un riferimento del cinema autoriale inglese, al terzo film McQueen si impone come uno dei registi di punta a livello mondiale. Lasciato da parte il suo meraviglioso ma elitario tocco autoriale, in “12 anni schiavo” recupera una pagina dimenticata della storia americana che gli fornisce un canovaccio capace di parlare anche al grande pubblico.

E con un controllo eccezionale, lo lavora fino a renderlo un film potente ma mai respingente, dove il suo stile personale è condensato in picchi rarefatti ma indelebili (l’impiccagione, il viaggio in nave), mentre un cast strepitoso riesce a umanizzare una vicenda feroce e terribile, senza cedere di un millimetro al patetismo. Propositivo ma mai rassicurante, “12 anni schiavo” è il film che sposterà la percezione di un intero momento storico sfruttando lo stesso mezzo con cui se ne erano parzialmente distorti i contorni: il cinema.

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