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20 anni di ruggine… amen!

Un po’ di storia…
Era il 1990, il panorama musicale metal viveva il suo massimo splendore, anche se da Seattle stava per arrivare un movimento che avrebbe portato grande scompiglio con i suoi suoni grezzi e i testi infarciti di disagio giovanile: il grunge. In contrapposizione, i grandi della scena thrash metal cavalcavano l’onda del loro successo, iniziata nel 1986, proponendo lavori che sarebbero poi passati alla storia: nel 1990, infatti, uscirono “Persistence Of Time” degli Anthrax, “Light Camera Revolution” dei Suicidal Tendencies e “Souls Of Black” dei Testament. Poi, gli Slayer ci aggredirono con la violenza di “Season In The Abyss” e, nella stessa area geografica, la leggendaria Bay Area di San Francisco, i Megadeth uscivano con il capolavoro “Rust In Peace”, degno erede del precedente, immenso “Peace Sells…But Who’s Buyin’?”.

I numeri del capolavoro
La formazione che ha portato alla creazione di “Rust In Peace” è un mix perfetto di potenza e abilità tecnica che durerà fino al 1998, ma che purtroppo il gruppo non riuscirà mai più a realizzare: guidati da una delle personalità più controverse del mondo del metal, Dave Mustaine, e dal suo alter ego Dave Ellefson (al basso), i Megadeth si avvalgono qui di Marty Friedman alla chitarra e di Nick Menza alla batteria. L’album, i cui temi toccano diversi argomenti (dalla politica, alle catastrofi ecologiche, alla guerra) s’impone al pubblico grazie all’impatto sonoro duro, veloce e ipertecnico. La cattiveria espressa musicalmente, la limpidezza dei passaggi strumentali colpiscono oggi con la stessa forza di vent’anni fa: “Rust In Peace” è una pietra miliare dell’heavy metal, tanto da essere ritenuto ancora oggi fra i quattro album più influenti nella storia, insieme a “Paranoid”, “The Number Of The Beast” e “Master Of Puppets”. È difficile quindi astrarre dei pezzi significativi, dato che si tratta di un lavoro perfetto dall’inizio alla fine. Tracks come “Holy Wars…The Punishment Due” e “Tornado Of Souls” sono cavalcate stupende che tolgono il fiato, mentre il mid-tempo di “Dawn Patrol”, parlato, più che cantato, dalla voce roca di Mustaine, e “Rust In Peace… Polaris” sono la coda di un album che ha segnato profondamente gli anni novanta e che, a tutt’oggi, è un punto di riferimento fondamentale (e, molto spesso, inarrivabile) per bands e pubblico.

L’eredità di Vic
Vic Rattlehead, la mascotte dei Megadeth ideata dallo stesso Mustaine e che è un’incarnazione del proverbio biblico “See no evil, hear no evil, speak no evil”, campeggia sull’artwork di “Rust In Peace”, insieme alle cinque massime autorità politiche del periodo. Fra l’altro, la band non ha mai fatto mistero delle proprie tendenze politiche, ed è tra i fautori della campagna “Rock The Vote”. Il vero enigma sta nel suo fondatore, Dave Mustaine, che, in occasione del ventennale di “Rust In Peace”, ha riaccolto a braccia aperte il fratello infedele Dave Ellefson per il tour mondiale, che li porterà in giro per l’Europa come co-headliners del Sonisphere Festival.

Fra l’altro, il rapporto con uno dei “Big Four” del Festival, i Metallica, ha sempore incrociato la strada dei Megadeth e, sotto certi aspetti, ne ha forgiato il destino. Le malelingue affermano che, in seguito alla cacciata dal paradiso di Ulrich (nel 1983), Dave Mustaine abbia vissuto attanagliato da un senso d’inferiorità e desiderio di rivalsa, come provano alcune scelte stilistiche immediatamente successive al cambio di sound dei Metallica dopo “Load”. Per anni la rivalità fra le due bands ha tenuto banco sulle riviste musicali, finché, nel 1993, hanno suonato insieme per la prima volta a Torino, evento che si ripeterà, appunto, al Sonisphere 2010. Tuttavia, i Megadeth sono il classico gruppo che non dà scelta: o li ami, o li odi perché, in fondo, sono solo una creatura del loro leader, l’affascinante e carismatico Dave Mustaine. Genio delle sei corde o arrogante primadonna, personalità complessa e contraddittoria, è lui il simbolo di una band che, ci auguriamo, possa festeggiare altri ventennali così.

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