Home > Report Live > 21th Anniversary Schizoid Boat

21th Anniversary Schizoid Boat

8 marzo 2008, data in cui sulla Silja Symphony, mastodontica nave su cui si è svolto il “21th Anniversary Schizoid Boat” per celebrare il ventunesimo compleanno della Mellotronen, distribuzione svedese di tutto ciò che riguarda il progressive, da vinili e cd a riviste e libri.
Un bill di 17 gruppi che si sono alternati sui 3 palchi della nave: l’Atlantis Giant Stage, l’Old Port Pushpit Stage e lo Sky Bar. Nomi di spicco da brividi: Opeth, Katatonia, Anekdoten ma soprattutto la più insperata delle reunion, i Comus, che dopo 36 anni di inattività tornano a calcare un palco nella formazione originale.
Procediamo con ordine: la sera prima della partenza si svolge un party di presentazione al Café Edenborg nel centro storico di Stoccolma. Qui si esibiscono per un’oretta i Piu, formazione locale semiacustica molto onirica e delicata, guidata dalle voci di Lisa Isaksson e Jenny Ståbis.
Si sale a bordo alle 15:30 di sabato e subito si resta shockati dalla mostruosa grandezza della nave: una promenade centrale con ristoranti, negozi di vestiti e gadget, un supermercato e agli estremi della nave i due palchi principali. Giusto il tempo di prendere possesso della cabina e rendersi conto che la nave è partita, salgono sul Giant Stage gli Anekdoten, band attiva fin dal 1990 e fiero baluardo di un prog psichedelico molto melodico ed onirico. I suoni sono assolutamente perfetti e la band, in forma smagliante, sfodera una prestazione incredibilmente calda.
Nel frattempo apre, al sesto deck, la Music Convention: uno stanzone in cui venditori giapponesi, italiani, svedesi e inglesi espongono al pubblico cd e vinili rari, in edizioni speciali ed estere, riviste, dvd e chi più ne ha più ne compri. Il tempo di saccheggiare qualcuno di questi banchetti ed è già ora di tornare al Giant Stage dove una consistente folla sta attendendo l’esibizione degli Opeth, alla seconda uscita con il nuovo chitarrista Fredrik Åkesson.

La legge della nave è ferrea: un’ora a testa per far vedere cosa si sa fare. Un’ora per gli Opeth equivale a sei pezzi che la band snocciola dal suo repertorio, presentando anche in anteprima assoluta “Heir Apparent”, dalla prossima uscita “Watershed”. La performance è ottima, come lo sono i suoni, come lo è la scelta di andare a ripescare “Serenity Painted Death” da “Still Life”. Assolutamente nulla da dire su Åkesson, preciso e pulito come il riscatto, almeno tecnicamente, di Axenrot, dopo la pietosa esibizione in quel di Trezzo nel 2006, pur rimanendo, a parere nostro, un elemento che risulta veramente fuori contesto in un gruppo come gli Opeth, essendo pressoché privo di escursione dinamica.
Riusciamo a vedere ben poco dei Trettioåriga Kriget a causa di una consistente chiacchierata gentilmente offedal disponibilissimo Steven Wilson, genio indiscusso dei Porcupine Tree.
Poco dopo riusciamo a rapire un ospite inaspettato della nave, quel Lee Dorian che tanto ha donato ai padiglioni di noi doooomsters del mondo. Niente intervista per lui che comunque ci rivela che i Cathedral sono al lavoro su del nuovo materiale che, a detta del cantante, suona molto simile a quanto fatto in “Forest of Equilibrium”.
Il tasso alcolico della nave è ormai salito a livelli impensabili, sembra di stare in un manicomio quando salgono sul Giant Stage Morgan Ågren e Mats Öberg, due veterani entrambo al servizio di Frank Zappa nell’ultimo periodo, che si presentano con un All Star Team composto da Gustaf Hielm (ex-Meshuggah) al basso, Mattias IA Eklund (Freak Kitchen) alla chitarra e Fredrik Thordendal (Meshuggah) alla chitarra. Definire ostica la proposta dell’ensemble sembra un eufemismo: soprattutto i primi pezzi, suonati dal solo trio Ågren- Öberg-Hielm, si snodano su complicatissime trame fusion-jazz rock che riversano sui presenti una quantità spropositata di note. Quando i due chitarristi fanno il loro ingresso accolti da un boato, le cose cambiano un po’: difficile infatti per due personalità come Eklund e Thordendal non rubare la scena, il primo con le sue strampalate idee, il secondo coi suoi riff destrutturati e gli assoli stralunati. Queste le coordinate di un concerto che chiude il primo giorno alle tre di notte, concedendoci il meritato riposo dopo un altro incontro con un Lee Dorian non esattamente sobrio.
[PAGEBREAK] Dopo la tappa a Helsinki si risale sulla nave mentre Bo Hansson ultima il soundcheck. Purtroppo non riusciamo a seguire la sua performance poiché otteniamo una chiacchierata con Mikael degli Opeth e subito dopo abbiamo appuntamento al Commodore Lunge Bar per un’intervista con i leggendari Comus.
Proprio loro salgono sul palco alle 21 di domenica. Il calore che il pubblico gli riserva è assolutamente incredibile: durante il concerto la gente canta a memoria i pezzi, salta, balla e rimane totalmente coinvolta da uno show pressoché perfetto. In realtà Roger Wootton ci aveva detto di essere un po’ febbricitante e che questo avrebbe presumibilmente influito sulla sua prestazione vocale, tenendo inoltre conto del fatto che oggi la sua voce non può certo essere la stessa del 1971 e quindi alcune parti sono state riarrangiate per l’occasione. Ma poco importa: i sei ci regalano il concerto migliore di tutto il festival, un’ora di emozione pura in cui vengono snocciolati quasi tutti i brani di “First Utterance” con in aggiunta la cover di “Venus In Furs” dei Velvet Underground. Le voci di Wootton, la bella Bobbie Watson e Glenn Goring si intrecciano perfettamente mentre gli strumenti riportano la mente a quello che è giustamente considerato come uno dei massimi capolavori del progressive psichedelico inglese. Non ci sono parole per descrivere un concerto del genere. Tutti i presenti, Åkerfeldt, Wilson e Mr.Dorian compresi rimangono a bocca aperta di fronte all’energia che questi inglesi di mezza età riescono a sprigionare.
Dopo il concerto ci rechiamo all’Old Port Pushpit Stage dove suonano i Piu, i quali sembrano riscuotere un certo successo considerando che il locale è straripante di gente, per cui riusciamo a vedere poco della loro prestazione. Inoltre, il fatto di suonare brani molto delicati e sospesi circondati da energumeni completamente ubriachi che urlano e spingono, non aiuta il gruppo a far rendere al meglio la loro musica. Comunque un gruppo che vale la pena di sentire, se non altro per le belle voci delle due cantanti che incantano i presenti.

A questo punto, una turbolenza notevole inizia a far ballare la nave nel bel mezzo del Mar Baltico mentre, a mezzanotte, si accingono a salire sul Giant Stage i Katatonia. Un’ora anche per loro durante la quale i cinque si riscattano (almeno per noi italiani) dalla pessima prestazione del maggio 2006 in quel di Milano. Viene ovviamente data grande importanza agli estratti di “The Great Cold Distance” lasciando un po’ in disparte i vecchi cavalli di battaglia, ma la mano ferma e le doti del gruppo catturano i presenti che cantano ogni ritornello, fino a quando scoppia l’inferno nel momento in cui viene riproposta “Murder” del capolavoro “Brave Murder Day” con Mikael degli Opeth a cantare.
A questo punto siamo costretti dalla stanchezza a ritirarci nelle stanze, non senza aver rincontrato Lee Dorian ancora elettrizzato dal concerto dei Comus.
Un festival incredibile per la perfetta organizzazione, incredibile per il bill che ha proposto e per l’atmosfera che ha saputo creare. Più che un festival, una vera e propria esperienza, qualcosa che sarà davvero difficile da dimenticare per tutti i presenti. Appuntamento all’anno prossimo dunque, se Steven Wilson ha detto la verità, ci sarà ancora da divertirsi parecchio.

*ci scusiamo per la scarsa qualità delle foto ma le circostanze non hanno permesso di meglio.

OPETH:
1) Master’s Apprentices
2) The Drapery Falls
3) Serenity Painted Death
4) The Baying Of The Hounds
5) Heir Apparent
6) Demon Of The Fall

COMUS:
1) Song To Comus
2) Diana
3) The Herald
4) Drip Drip
5) Venus In Furs
6) Song To Comus (encore)

KATATONIA:
1) Consternation
2) Ghost Of The Sun
3) My Twin
4) Soil’s Song
5) Teargas
6) Deadhouse
7) (Had To) Leave
8) Follower
9) In The White
10) July
11) Evidence
12) Murder (Mikael Åkerfeldt on vocals)

Scroll To Top