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224 anni dopo

Non fa caldo, ma le zanzare ti succhiano l’anima lo stesso, al Carroponte, mentre aspetti che il concerto inizi.
C’è un banchetto con del neon appeso tutt’intorno e proprio lì si scorge Max Collini, il frontman degli Offlaga Disco Pax, che elargisce parole a chi gli sta davanti, indossando un completo nero su cui risalta la spilletta del PCI. Noi ci avviciniamo e ci becchiamo, sempre dalle sue mani d’Emilia, una copia della prima scaletta della band. Cose di anni addietro.

Attendiamo un po’ e i Kafka On The Shore, esordienti coi controcazzi, iniziano ad animare il palco (quello più piccolo, perché questa è una serata intima e intimista, non c’è bisogno di cose dalle proporzioni smisurate). Ci danno dentro di brutto, con i pezzi del disco uscito non troppo tempo fa intitolato “Beautiful But Empty”. Anche chi non li conosceva si cuce un sorrisone sulle labbra e fa gli occhi vispi, tra un ammazzamento di zanzara e l’altro.
I giovinastri terminano con un funk e ci salutano. Noi salutiamo e cerchiamo con lo sguardo dove diamine sia finito Collini.

Eccolo, in tutto il suo splendore, che sale sul palco insieme ai suoi due compari e dà il via a una serata memorabile.
Si parte con “Palazzo Masdoni”, intensa, che quando finisce Max ringrazia e ci tiene a precisare: “Ormai sono passati ben 224 anni dell’era giacobina”. Qualche occhio lucido sparso qua e là si vede, eccome. Arrivano di seguito “Respinti All’Uscio” e “Lungimiranza”, pezzi che se non fossero stati in scaletta sarebbe stato il male.
Daniele Carretti ed Enrico Fontanelli smanettano con tastiere, sintetizzatori e bassi elettrici, mentre due vecchi televisori (uno ciascuno) trasmettono le forme d’onda che corrispondo ai suoni sprigionati dalle drum machines.
Viene quindi introdotto un brano “che ci avevano chiesto per la colonna sonora di “Drive” e per il nostro piccolo romanzetto criminale” (cit.): “Dove Ho Messo La Golf?”, che il pubblico non esita a ricalcare con le proprie labbra.

Dopodiché è il momento di “Sensibile”, eseguita in maniera magistrale e con un incazzatissimo Collini che alla fine prende a pugni l’aria come in combutta con Giusva medesimo. C’è uno spazio pure per “Ventrale”, che si conclude con un saluto a Tony Blair, per “Kappler” e per “Sequoia”- sulle note della quale il Collini prende in mano la propria macchina fotografica e scatta alcune fotografie al pubblico, con una serietà indescrivibile spalmata sul viso.
Sul terminare di “Onomastica” il frontman coglie l’occasione per ringraziare i nomi che hanno reso possibile l’esibizione degli Offlaga e aggiunge “Chi non compra i dischi dovrà farsi tre anni di risaie in Cambogia insieme a Calderoli” per invitare il pubblico a fiondarsi sul loro banchetto dopo la performance.

Non può che essere “Robespierre” a chiudere le danze, una “Robespierre” più pacata rispetto alla versione a cui siamo stati abituati, meno spigliata ma sicuramente incisiva. Specialmente il 14 luglio di 224 anni dopo la presa della Bastiglia.

Palazzo Masdoni

Respinti All’Uscio

Lungimiranza

Dove Ho Messo La Golf?

Sensibile

Parlo Da Solo

Piccola Storia Ultras

Ventrale

Kappler

Sequoia

Tulipani

Onomastica

Robespierre

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