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28° Torino Film Festival: Vince “Winter’s Bone”

Si è conclusa sabato 4 dicembre la 28ma edizione del Torino Film Festival che ha premiato come miglior film “Winter’s Bone” della regista americana Debra Granik, qui all’opera seconda. Il film era favoritissimo, anche perché aveva già vinto il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival ed era nella sezione Forum dell’ultimo Festival di Berlino dove ha ricevuto il Premio CICAE.

“Winter’s Bone” ha vinto anche il premio per la sceneggiatura e per l’interpretazione – ex aequo con Erica Rivas di “Por Tu Culpa” – di Jennifer Lawrence – e che la giovane attrice avesse indubbie qualità l’aveva notato anche il Festival di Venezia, quando nel 2008 le aveva assegnato il Premio Marcello Mastroianni come miglior emergente per “The Burning Plain” di Arrriaga. Tratto dal romanzo “Un Gelido Inverno” di Daniel Woodrell, il film racconta la storia di una diciassettenne alla ricerca del padre scomparso. La regista non è potuta essere presente alla cerimonia, ma ha inviato una dichiarazione in cui dice che si era innamorata del libro perché era un racconto vecchio stile, con un personaggio per cui si poteva fare il tifo.

Il direttore del festival, Gianni Amelio, si dice soddisfatto. «Considero il film che ha vinto Torino 28 perfetto» ha dichiarato, «perché tutti gli elementi, dalla sceneggiatura, alla regia, agli interpreti, hanno un grado altissimo di soluzione».

Il Premio speciale della Giuria se lo sono spartito “Les Signes Vitaux” della canadese Sophie Deraspe e “Las Marimbas Del Infierno” del gautemalteco Julio Hernández Cordón, che vince anche il Premio Cipputi. Il premio come migliore attore è andato a Omid Djalili per “The Infedel“.

Il Premio del pubblico è andato invece a un film italiano, l’opera terza di Alessandro Piva, “Henry“, tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Mastrangelo, in cui molti hanno ravvisato un’interessante influenza tarantiniana, interpretato da Michele Riondino, Carolina Crescentini, Claudio Gioè e Paolo e Sassanelli. Al centro della storia una faida criminale tra due bande del narcotraffico che si spartiscono il mercato della Capitale.

Anche i premio ai documentari sono tutti italiani: il Migliore è “Bakroman” di Gianluca e Massimiliano De Serio sui ragazzi di strada di Ouagadougou, ma “Il Popolo Che Manca” di Andrea Fenoglio e Diego Mometti raccoglie ben tre riconoscimenti raccontando un viaggio nella mondo sospeso tra realtà contadina e paesaggio postindustriale delle valli di Cuneo. Il Premio Selezione Cinema Doc. è assegnato a “Il pezzo mancante” di Giovanni Piperno, che ha tra i produttori Cinecittà Luce.

Il Festival è comunque stato un successo, di pubblico e critica. Lo confermano i numeri: un aumento del 15% degli incassi e del 33% dei biglietti venduti su 426 proiezioni. Un buon biglietto da visita per il direttore Amelio che dunque potrebbe essere confermato anche per l’anno prossimo.

Al di là dei premiati poi, si ricordano anche le presentazioni di altri film interessanti, a cominciare da “Hereafter“, il primo film soprannaturale di Clint Eastwood, apprezzato da pubblico e critica per come il grande regista americano ha saputo far leva sulla fantascienza per continuare in realtà il suo discorso d’autore sulle contraddizioni umane.

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