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“3103″: l’esodo dell’umanità sullo spazio raccontato da Tommaso Primo | INTERVISTA

Tommaso Primo è tornato… Anzi, è tornata la sua “nuova versione”. Questa volta parla di fantascienza, di un futuro immaginario. “3103″: un album, una data. Quella in cui avrà inizio l’esodo dell’umanità sullo spazio. Tommaso ce lo racconta nel dettaglio, analizzando entrambe le fasi, quella di matrice terreste e quella di natura astrale (a fare da spartiacque una ballad, “Cassiopea”). E lo fa a modo suo: mischiando la poetica nerd al lessico partenopeo. Dieci tracce compongono il lavoro, attraverso cui l’artista fa un’analisi politica e sociale del mondo odierno.

Per l’occasione si supera anche dal punto di vista sonoro: musicalmente “3103″ è ispirato alla tradizione soul statunitense con sfumature tropicaliste e innesti RnB e Rap, il tutto condito da un suono vintage di matrice ’70-’80. 

In questa piacevole intervista ci ha parlato della genesi di questo album e di molto altro.

L’8 giugno è uscito il tuo nuovo album, “3103”, un concept album che parla dell’esodo dell’umanità sullo spazio. Innanzitutto, visto il tema “non convenzionale”, da dov’è partita questa idea?

È partita da un’analisi prettamente ecologica. Avevo già una mezza idea in mente, poi ho capito che quello dell’ecologia è un tema assolutamente concreto, al quale però dedichiamo pochissimo tempo, perché siamo distratti, siamo impegnati a fare altro.

Restando in tema ecologia… In una traccia, “Hola Madre Natura”, si parla della natura e dell’uomo che non sa prendersi cura e preservare l’ambiente. “Ego ha travolto Ecos”: quindi secondo te l’errore principale dell’uomo è aver messo al primo posto se stesso ed il suo ego, appunto?

Sì, era questo il messaggio.

C’è un brano, “La Leggenda Del Superman Napoletano”, che è più che altro una presa in giro a tutti i luoghi comuni della città. Ma, seppure raccontato con la giusta dose di ironia e sarcasmo, il vero messaggio che volevi trasmettere è che Napoli (ma un po’ tutta la Campania ed il Sud in generale), ancora oggi, vengono sottovalutati e considerati troppo poco dallo Stato?

La questione meridionale è ancora apertissima: qui non c’è l’idea di Stato. Al Sud abbiamo menti brillanti, che partono da qui e vanno a fare fortuna in altri paesi, proprio perchè lo Stato non è presente. Non ci sono strutture fisiche: mancano biblioteche, posti per i concerti, autostrade, ponti, acquedotti. Al Sud è molto difficile fare cultura, che è una cosa che non dovrebbe assolutamente mancare. Il Sud viene visto come un punto di partenza e non come un punto di arrivo e questa è una cosa molto molto triste.

L’album si può suddividere in due momenti. Quello terreste, antecedente alla partenza, e quello astrale. A fare da spartiacque è “Cassiopea”, che ha come tema centrale, appunto, l’esodo, l’immigrazione, in questo caso di tutta l’umanità. Ma questo racconto può essere, molto più in piccolo, un riflesso dell’attualità?

Sì. Noi viviamo molto il concetto di patria (basti pensare alla Brexit, alla Catalogna, oppure anche solo a quello che succede qui in Italia ancora tra Nord e Sud). Dovremmo iniziare a ragionare da umanità, cosa che oggi non facciamo: stiamo ragionando da paesi, un po’ in tutto il mondo. Dovremmo conservare tutto ciò che è tradizione, ma iniziare a ragionare da umanità, perché il futuro sarà diverso.

Un verso molto interessante in “Big Bang” dice: “Cerca nei meandri dentro te stesso, troverai i segreti dell’universo”. Quindi, ognuno può trovare il suo equilibrio e la sua pace solo dentro te stesso secondo te?

C’è il concetto di microcosmo: ogni essere umano lo è. In chimica si dice che ogni sostanza esistente nello spazio è presente in piccolissima parte in noi. Noi siamo delle galassie e quindi magari scavando dentro di noi troveremmo altre forme di vita.

In “Zombie Vs Alien” fai un ritratto dell’umanità odierna. Quindi per te i veri zombie e i veri alieni, in realtà, siamo un po’ noi tutti?

Sì. Di zombie ce ne sono di più: sono quella parte di popolazione “addormentata”, che subisce tutto. Subisce l’estetica, la mancanza della sinistra, l’eccessiva presenza di marche, la morte delle etichette discografiche che però contrasta con i grandi marchi che entrano nella musica (che a volte fanno delle cose bellissime, ma altre spaventano). Subisce il fatto che oggi la rete stia cambiando, stia diventando un network come la tv e la radio. Che ci sia solo la democrazia del denaro e il capitalismo stia vincendo.

Questo viaggio di cui parli può rispecchiare un po’ anche il tuo viaggio personale?

Sì. Mi sono allontanato da quello che ero prima ed ho cercato di diventare “qualche altra cosa”. Non sentivo più addosso tutto il mio passato. Sarà complicato adesso farmi capire dal pubblico, ma ci proverò.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Se mi fanno fare un altro disco… (ride). Nel frattempo ci saranno vari concerti, che stiamo pubblicizzando sulle pagine social.

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