Home > Interviste > 3chevedonoilrE: I discorsi della baracca

3chevedonoilrE: I discorsi della baracca

I 3chevedonoilrE sono come un soffio di aria nuova, fresca, che fa traballare i pilastri posti ai margini del pianeta musica.
Rock per sfogarsi, che regala spunti per pensare e non solo pogare e divertirsi.

La capitale ci regala ancora gruppi di livello, umili nei loro primi passi e nel modo di ragionare. Siete pronti a entrare nella baracca di latta?
Magari è un po’ scomodo, ma la compagnia è ottima.

La vostra città è Roma, attualmente com’è il movimento musicale romano? Vi piace? E quali sono le sue difficoltà?
Andrea: A Roma non è difficile suonare se sei una cover band: ce ne sono un casino e capita spesso anche di sentire suonare gente molto brava, ma se sei una band che propone musica originale è tutto molto più complicato. Credo che ciò sia dovuto a un insieme di fattori. Scelte artistiche e commerciali dei gestori di molti locali, ma anche un certo modo di “sentire” e non di “ascoltare” la musica che ha gran parte delle persone. Questo a Roma come in molte altre parti
MrFalda: Il movimento musicale romano emerso, in fondo, non esiste. È legato ad un regime di clientele per cui molti gruppi che vivono il sotterraneo non li sentirai mai dal vivo e molti altri che sono “professionisti”, con il loro falso sorriso e le loro idee fragili e inutili imperversano sotto i loro cappelli. Siamo dovuti andare a Titignano in provincia di Pisa nel 2009 a vincere lo splendido concorso “Sulle note di Ale” per avere la forza di esistere, di realizzare un album e di comporre il prossimo.

Musicalmente le vostre canzoni sono cariche di allegria, anche se a leggere i vostri testi sembra che le cose non vadano molto bene. È un modo per sdrammatizzare i fatti negativi?
Zappis: No, è un modo per drammatizzarli ancora di più. Ridendo su certe cose, si raggiungono picchi di desolazione, in fondo.
MrFalda: Sdrammatizzare è esattamente ciò che fanno tutti, parlando dalle proprie fortezze e contrade, concentrandosi sulle proprie vite chiudendo gli occhi in virtù di un’ ipocrita e comoda necessità di dimenticare. La musica ed in particolare le canzoni sono un mezzo inestimabile per raccontare e la dicotomia allegria-impegno così come leggerezza-memoria sembra essere l’unica via di trasmissione legittima e vincente.

Quali sono gli ultimi CD originali che avete comprato? E quali quelli che in qualche modo vi hanno segnato in positivo?
Hyper:
Gli ultimi due CD originali sono stati “The Final Frontier” degli Iron Maiden e “Nella Baracca Di Latta” di 3chevedonoilrE.
Quelli che mi hanno segnato: “Seventh Son Of A Seventh Son” degli Iron Maiden (l’album che ha segnato la mia prima dolce cicatrice rock, e da lì ho scoperto il mondo della chitarra elettrica), il “Greatest Hits 2″ dei Queen, “Slippery When Wet” dei Bon Jovi e “C’è Chi Dice No” di Vasco.
MrFalda: L’ultimo degli Stone Temple Pilots, era un po’ che mancavano dopo diversi anni e peripezie, il capolavoro “Pet Sounds” dei Beach Boys e “Combat Rock” dei Clash. Il primo contiene le due esaltanti versioni, stereo e mono (quella prodotta originariamente da Brian Wilson). Il secondo della stagione “matura” dei Clash che rasserena sempre.
Gli album che hanno segnato: “Nevermind” dei Nirvana, “In The Court Of The Crimson King” dei King Crimson e “Revolver” dei Beatles.
Andrea: L’ultimo che ho comprato è “Animals” dei Pink Floyd, l’avevo in vinile ma si è rotta la puntina!
Quelli irrinunciabili della mia vita sono 143.752, la lista inizia e finisce con “The Joshua Tree” di un gruppo di talentuosi ragazzi irlandesi, gli U2. Vuoi sapere tutti gli altri? Ok, inizio…
Zappis: Una raccolta dei Ramones, che ha (ma lo sapevo) colpito nel segno. “Music In A Doll’s House” dei Family e il primo disco di Nick Drake. I Family mi hanno scioccato per la profonda libertà espressiva e di gioco.
“Sell Out” e “Who’s Next” degli Who e “Joy Of A Toy” di Kevin Ayers sono quelli che mi hanno maggiormente segnato.

Qual è la missione per cui i 3chevedonoilrE sono nati? Insomma si sta bene nella “Baracca Di Latta”?
Zappis: No, non si sta bene. Ma ci si deve vivere per forza, visto che non ci lasciano uscire, visto che non apparteniamo alla maggioranza di tutti gli eroi che esistono da quasi vent’anni. La missione è portare una voce di popolo che esiste e che non si vergogna di essere diverso, antieroico. È la voce di una minoranza, di un quarto in una società fatta di una maggioranza di tre individui.
MrFalda: Nella baracca di latta si sente la pioggia e la sabbia che sbattono sul tetto e sui muri, ed è un rumore familiare, lieve ed intenso. Da lì dentro si vede tutto quello che c’è fuori e le barriere delle convenzioni vengono squarciate per scardinare i pensieri unici, per rendere questa nostra inquietudine e necessità di Meraviglia sempre attiva.

Volete lanciare un messaggio ai gruppi musicali come voi che si autoproducono?
Zappis: Non sappiamo come si fa e cosa si deve fare. Probabilmente non c’è una regola: bisogna essere irresistibili. Nessuno si accorge di te se fai quello che già s’è fatto decine di volte. Eliminate gli standard, e fate più rumore possibile.
Andrea: Coraggio…

Scroll To Top