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3D: il cinema in profondità: L’invenzione della stereoscopia

Parlando di cinema tridimensionale, al lettore è probabile che vengano in mente subito gli occhiali con le lenti bi-colore (rosse e blu). Chi già ha avuto modo di sperimentare l’attuale punto di arrivo tecnologico, sicuramente ha presente i pesanti occhiali con otturatori LCD o quelli a lenti polarizzate che caratterizzano l’ultima incarnazione del sistema di visione tridimensionale.

In questo speciale a puntate recuperiamo la storia delle tre dimensioni nel cinema, un modo diverso di fruire del prodotto audiovisivo puntando sull’immersione dentro l’immagine.

Stereoscopia
Tutto ha inizio già nel 1800. L’uomo chiave è Sir Charles Wheatstone, fisico ed inventore britannico, famoso soprattutto per essere il padre dello Stereoscopio: una macchina, appunto, per visualizzare immagini in tre dimensioni. Partendo dai concetti di visione binoculare e percezione tridimensionale dell’uomo, lo stereoscopio è come un paio di occhiali piuttosto voluminoso che attraverso un gioco di spettri e prismi unisce lo sguardo su coppie di disegni affiancati, così da riprodurre una sensazione di profondità sull’immagine osservata.

L’invenzione dello stereoscopio, brevettata nel 1838, suscita brevi ondate di interesse ma è sul finire del XIX secolo che il mondo dell’immagine, prima affascinato dalla nascita della fotografia, lascia spazio ad un’esperienza molto più seducente e coinvolgente di rappresentazione della realtà: il cinema.

La cinepresa “cronofotografica”
William Friese-Greene, fotografo ed anche lui inventore britannico, si è reso famoso per aver cercato di portare la fotografia in movimento. Dal 1887 inizia ad utilizzare la celluloide nei suoi prototipi di cinepresa, fino a registrare il famoso brevetto n° 10131 per la ripresa cronofotografica.

William Greene usa il sistema della stereoscopia per proiettare poi con la sua invenzione una sequenza che conta fino a 10 fotografie al secondo, utilizzando un film di celluloide perforato. L’unica dimostrazione dell’apparecchio è stata nel 1890 ma il basso fps e l’inaffidabilità dello strumento stesso spengono presto gli entusiasmi. Nonostante i problemi finanziari e l’onerosità progettuale dei suoi successivi brevetti, che ne hanno impedito la realizzazione concreta, William Edward Greene è riconosciuto come uno dei più importanti inventori della cinematografia moderna.

Nel settembre del 1922, a cavallo tra i due conflitti mondiali e quando le parole stereoscopia e cinepresa erano il fulcro della ricerca nel campo dell’immagine, abbiamo il primo esperimento di questo sistema con la proiezione in stereoscopia a visione anaglifica del film “The Power Of Love”.

Lo stupore generale verso queste prime applicazioni va ricercato nell’esperienza stessa del pubblico che, all’alba tecnologica del cinema, vede come prodigioso il fatto stesso che l’immagine sia in movimento. Le prime proiezioni in 3D, inoltre, erano a colori a differenza del cinema tradizionale. In sintesi, il cinema 3D era un’esperienza visiva, in cui i tratti più eccitanti erano quelli cinetici (l’immagine in movimento) e cromatici (l’immagine colorata), in un panorama dove ancora doveva svilupparsi la cultura per il soggetto, l’intreccio o l’ambizione artistica.

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