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3D: il cinema in profondità: TRU-VUE vs. VIEW MASTER

Qualche anno dopo, a seguito del famoso crollo di Wall Street del ’29, l’America si ritrova nel bisogno di trovare degli svaghi economici. È l’immagine in 3D ad offrire questo spunto, grazie ai primi investimenti in nuove tecnologie volte a trasformare questa opportunità in un fenomeno di massa.

Questo avviene distogliendo, di fatto, il 3D dal mercato cinematografico, in cui pesavano i limiti di dover dipendere da uno strumento e dall’affaticamento della vista dello spettatore, e portandolo ad un uso più personale e casalingo.

La prima ad affacciarsi su questo mercato è la Tru-Vue Company di Rock Island, con il suo particolare ed eponimo visore che consentiva al singolo utente di vedere una sequenza di immagini parallele per ogni occhio. In pratica, dei microfilm in stereoscopia. Nonostante l’immediato successo e diffusione, il sistema dimostrava già nella follia costruttiva la sua scarsa lungimiranza.

Per cominciare, il visore Tru-Vue non era lo strumento adatto per la conservazione delle immagini: per vedere dentro il visore, era necessario alimentarlo direttamente con un rullino di diapositive 35mm in bianco e nero, facendo attenzione alla centratura dell’immagine e a non graffiare o sporcare la pellicola stessa. Con l’aggravante del costo delle pellicole 35mm, da sempre molto elevato. Non il massimo della praticità d’uso, vero?

Nel 1938 la Sawyer’s di Portland, la stessa azienda che dieci anni dopo avrebbe comprato la Tru-Vue Company, commercializza per la prima volta l’originale invenzione di William Gruber, un riparatore di pianoforti tedesco: il ViewMaster, ovvero un nuovo visore stereoscopico.

A differenza del Tru-Vue, il visore è alimentato da dischetti di cartoncino da 16mm, più economici e in grado di riprodurre a colori le breve sequenze caricate. Originariamente il prodotto era concepito come ausilio per la visione di panorami statunitensi, ma grazie al suo crescente successo arriva a cannibalizzare la scena di Tru-Vue che viene infine acquisita insieme ai diritti di riproduzione di immagini tratte dai cartoni di Walt Disney.

Il contributo di questi visori alla nostra storia sul cinema a tre dimensioni termina qui; ma mentre il loro utilizzo andrà sempre di più a connotarsi nel gioco e nell’intrattenimento, l’eredità tecnologica si farà sentire nel secondo boom del cinema 3D, da collocarsi negli anni ’50.

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