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40 minuti di concerto è meglio di niente

Il concerto degli Almamegretta al Palaqualcosa di Milano, alla festa di Rifondazione Comunista, è stato un vero flop. Anzi, no, un disastro epocale.
Erano già 300 i biglietti venduti in prevendita, ma al Palaqualcosa non era presente più che un centinaio di persone, causa il tifone che si è scatenato sulla città a partire dal pomeriggio.
«In molti hanno deciso di non sfidare il tempo e sono rimasti a casa», commentano depressi i compagni al bar della sala concerti.

Si arriva, chi c’è, puntuali alle 21. Il concerto è dato per le 21.30. Qualcosa non va: i fonici stanno montando il palco. La serata prosegue tra fischi, gente che chiacchiera o che legge, tre bambini che si rincorrono facendo l’acchiapparella nel Palaqualcosa vuoto e check interminabile. Alle 23 qualcuno prende la parola: la band è arivata tardi da Napoli e ci sono alcuni problemi tecnici, il concerto avrà luogo “il prima possibile”.

Il prima possibile è alle 23.40, quando la band sale sul palco e inizia a fare il check con “Don’t Leave Nobody” che diventa l’apertura del concerto, con ancora le luci accese.
Quindi si succedono i pezzi: “Figli Di Annibale”, “Sanghe E Anema”, “Nun Te Scurda’ e “Sudd”. Dell’ultimo album, “Dubfellas Vol.2″, solo due pezzi, l’apertura e “Shy”. Il che sarebbe stata una delusione per chi si fosse presentato per sentire i pezzi nuovi, anche se in realtà lo sparuto gruppo era di aficionados vicini al fanatismo, e tutto andava bene. Oltre al fatto che l’esecuzione è stata impeccabile, il suono pieno, la band divertita, con Fefo Forconi (chitarra, una Fender tutta sbrilluccicante) e Mario 4MX Formisano al basso che continuano a sorridersi sornioni e a ballare, e Gennaro T a picchiare come un forsennato sulla batteria, che emette un suono secco e nitido come non mai.

Marcello Coleman è in gran forma. Voce meravigliosa e in vena di giogioneggiare. Ballare reggae e dub, mettersi in posa per il pubblico, fermarsi in pose plastiche.
A mezzanotte, il gruppo saluta e se ne va. Non torna più. Gli organizzatori tengono per un po’ la musica in sottofondo, il proiettore dvd viene staccato (per tutto il concerto, immagini di guerre, fiori e pesci), i tecnici salgono sul palco: il concerto è finito. A poca distanza, il portavoce di Rifondazione si lamenta: concerto troppo breve. Ma nulla di fatto, l’unica data in Lombardia del 2010 per gli Almamegretta è stata bella, ma sofferta ed avara.

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