Home > Recensioni > 7 Training Days: In A Safe Place

Noi non siamo noi

Potreste ricordarvi dei 7 Training Days come di «quelli con la bellissima grafica del CD» o anche come «quelli innamorati fissi dei R.E.M.», cose tra l’altro tutte vere.

Il quartetto si è formato nel Lazio cinque anni fa e, ad aprile, ha raggiunto la tappa del full-length con “In A Safe Place”, che è essenzialmente un disco di nostalgie e ritorni (si ascoltino “Beautiful Bleeding”, “In A Safe Place” e “A Million Rushes”), dell’eterno ricadere nel medesimo errore. Un disco dalle melodie oneste e prive di orpelli che comincia con arpeggi à la R.E.M per poi gettarsi a capofitto, iniziata la seconda parte, nel suo viaggio a ovest degli Stati Uniti, sporcandosi le mani dalle parti dei Low, spesso toccando il grunge (“In A Safe Place”).

Non che il tono nostalgico dei testi non si intoni perfettamente a sonorità circoscrivibili a un periodo storico (gli anni ’90), ma è appunto il lavoro quasi filologico compiuto dalla band che tradisce una personalità ancora tutta da formare. Detto questo, i 7 Training Days sono artisti perfettamente in grado di scrivere, arrangiare, e autoprodursi. Si capisce al volo che la passione non manca, ma quella passione non viene trasmessa in praticamente nessuna nota di un disco che galleggia sul limite della sufficienza perché da brani come “Hole In The Ground” e “In A Safe Place” trapela quel lato inventivo, un filo più audace, che potrebbe contraddistinguere la band in futuro.

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