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  • 9: Eponymous

    9

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La provincia denuclearizzata…

9 è il nome che ha scelto Marco Brosolo per il suo progetto di indietronica, e nove sono anche le tracce che compongono l’omonimo disco. Canzoni che viaggiano tra il folk delicato di “Delay” e l’elettronichina da camera di “Shout”, passando per la ballad bilingue simil-R.E.M. intitolata “Fuori”.

Poche righe vi saranno bastate per capire che il progetto 9 punta tutto sull’eclettismo e sulla varietà, pur restando caratterizzato da una coerenza d’atmosfere che scongiurano l’effetto-minestrone. Atmosfere che oscillano tra l’onirico e l’ipnotico, facendo ruotare l’intero disco intorno al concetto di “luogo della mente” – o almeno questa è l’impressione che se ne riceve.

Altra impressione, prtruppo meno positiva, è che il talento presente in “9″ sia parzialmente annegato da un grave difetto: la diffusa aria di provincialismo che aleggia su tutte le tracce cantate in inglese – quasi tutte, purtroppo. Ecco che pezzi potenzialmente strepitosi come “Pier Rivier” sfiorano la pacchianeria per via di quella costante pronuncia così “de noantri”. Ed è un peccato ancora maggiore una volta constatato come i pezzi in italiano funzionino alla grande.

Il consiglio a 9 è dunque di continuare su questa strada, ma sfruttando appieno la lingua madre, così da far sbocciare definitivamente un talento che è sicuramente presente.

Il problema dei gruppi non anglofoni che cantano in inglese è sempre quello: che canzoni bellissime in potenza si trasformino in canzoncine da appartamento nella pratica. Dispiace, perché il voto a un disco come “9″ sarebbe potuto essere ben più alto di quello che invece leggete qui.

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Contro

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