66° Emmy Awards, i primi vincitori

Sabato scorso la Television Academy di Los Angeles ha cominciato ha snocciolare i suoi premi, ché le categorie da premiare sono molte (correte a ripassarle) e le cerimonie di premiazione già sono abbastanza a rischio noia.

L’accademia, che premia l’eccellenza delle produzioni televisive americane con il celebre Emmy Award, ha quindi deciso da qualche anno di spezzare in due la cerimonia di premiazione, anticipando quella principale con quella delle Creative Arts, le arti creative, ovvero delle categorie più tecniche (più gli attori e attrici guest star).

Sul sito degli Emmy trovate tutti i vincitori annunciati finora.

A portarsi a casa il maggior numero di premi è lo storico show dal vivo Saturday Night Live, con cinque statuette, fra cui una per la miglior guest star maschile in una serie comica (il conduttore ospite Jimmy Fallon). Incetta di premi anche per due show documentari: quattro premi per la serie scientifica divulgativa “Cosmos – Odissea nello spazio“, premiato per il miglior montaggio del suono, migliore scrittura nonfiction, e con due statuette per Alan Silvestri e la sua magnifica colonna sonora originale (miglior musica di una serie drammatica e miglior sigla d’apertura); tre premi per il reality/documentario sulle navi da pesca “Deadliest Catch” (miglior reality, e miglior montaggio e fotografia di un reality).

Per le serie di finzione torniamo a nominare i grandi successi televisivi di questi anni. Si spartiscono quattro statuette ciascuno il fantasy “Il trono di spade” (scenografia fantasy, costumi, trucco con protesi, effetti speciali), il finale della terza stagione dello show inglese “Sherlock” (fotografia, montaggio, montaggio del suono e colonna sonora, tutte nel campo delle miniserie/film tv), e la rivelazione della scorsa stagione “True Detective” (casting di una serie drammatica, trucco senza protesi, design della sigla, fotografia single camera).

Un gradino più giù, con tre premi parimerito, troviamo: il lungometraggio documentario “The Square – Inside the Revolution” di Jehane Noujaim (già nominato anche agli Oscar, ma considerato una produzione tv grazie all’apporto di Netflix) che vince per montaggio, fotografia e regia di nonfiction; “Orange Is The New Black” che vince per il miglior casting, il miglior montaggio di una serie comica, e la migliore guest star femminile in una serie comica Uzo Aduba (l’interprete dell’incontenibile Crazy Eyes). Tre statuette ciascuno anche a due serie d’animazione: “I Simpson” per color design, design degli sfondi, e per Harry Shearer miglior voce (è il doppiatore del Sig. Burns, di Smithers e di Kent Brockman); e “Disney Mickey Mouse”, la nuova serie di corti animati con protagonista Topolino, che vince come miglior corto animato per l’episodio “‘O Sole Minnie” e altri due premi tecnici.

Tra gli altri vincitori segnaliamo Fargo per il miglior casting di una miniserie (e questo, insieme agli altri vincitori per il miglior casting “Orange Is The New Black” e “True Detective”, ci dà serie indicazioni sugli attori che vinceranno nelle categorie principali la settimana prossima), il miglior programma animato “Bob’s Burgers“, che alla terza stagione finalmente vince dopo due nomination andate a vuoto, il solo premio, per ora, al film “The Normal Heart“, per il miglior trucco senza protesi in un film tv, le due rimanenti guest star di serie drammatiche Allison Janney in “Masters of Sex” e Joe Morton in “Scandal, Jane Lynch come miglior conduttrice di reality (“Hollywood Game Night”), e Jeremy Irons miglior narratore per “Game of Lions” (“Il trono dei leoni”, in italiano su NatGeo Wild).

Segnaliamo infine il premio come miglior esperienza di social TV (sì, gli Emmy premiano anche le produzioni interattive online, più o meno legate a trasmissioni o canali televisivi) a hitRECord on TV, il progetto di produzione collaborativa online di Joseph Gordon-Levitt appena sbarcato in TV sul nuovo canale Pivot.tv.

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