Afterhours: Tutto su “Hai Paura Del Buio?” a Roma

Dopo il successo di Torino “Hai Paura Del Buio?”, progetto artistico di Manuel Agnelli, arriva all’Auditorium Parco della Musica di Roma per la sua seconda tappa. Nel cast, oltre gli Afterhours, anche il Teatro degli Orrori e Nicolò Fabi, che si esibirà con Lorenzo Amurri.

Auditorium – Parco della Musica
Cavea – Sala petrassi ore 17-24
Biglietti 20 euro
Leggi il programma completo con l’orario delle esibizioni alla terza pagina di questo articolo.

Manuel Agnelli durante la conferenza ha spiegato alcuni dei cardini di questo Festival e del manifesto che ne è nato. Ecco “Hai paura Del Buio?” spiegato da Manuel Agnelli punto per punto.

Come nasce “Hai Paura Del Buio?”: la scelta del nome.

Questo festival nasce dalle ceneri del Tora! Tora!, una manifestazione esclusivamente musicale che abbiamo organizzato tanti anni fa e di “Il Paese È Reale”, progetto sempre esclusivamente musicale sulla scia della nostra partecipazione a Sanremo, ma non volevamo usare nomi di cadaveri, volevamo un nuovo nome, e sicuramente “Hai Paura Del Buio?” era una bella domanda da fare sia agli artisti che alle persone. Per buio noi intendiamo anche un buio molto allargato, un buio sociale o in questo caso culturale. Il Festival promuove l’interazione fra le varie arti. Io credo che la paura di sporcarsi la mani in vari ambiti e di essere contaminati sia stata una delle cose peggiori che abbiamo vissuto negli ultimi 20-30 anni e quindi la domanda sorge spontanea “Hai paura di contaminarti? Di mischiare le carte?”. La prima domanda che abbiamo fatto agli artisti che hanno aderito è “Se ci sei e vuoi portare qualcosa di speciale che non fai altrove, o che non hai il coraggio di fare altrove, questo è il posto giusto”. Non siamo i primi a fare queste cose, non siamo neanche gli unici: ci sono una miriade di piccoli festival, e anche non piccoli, che stanno facendo un grandissimo lavoro in Italia, in questo senso non vogliamo alcuna priorità, ma vogliamo essere molto decisi nel portare questo discorso anche all’esterno. E poi uno degli obiettivi, in realtà è sensibilizzare un po’ le istituzioni, far sì che si accorgano di noi e che inizino un lavoro che sarà lunghissimo perché siamo veramente molto distanti dall’avere una situazione burocratica che consenta lo sviluppo di un sistema, ma anzi lo soffoca, però da qualcosa bisogna iniziare, anche da cose molto concrete, pratiche e non per forza rivoluzionarie, e quindi anche in questo noi vogliamo stare coi piedi per terra, iniziare a fare cose anche piccole, ma molto concrete.

Un festival laboratorio
Questo festival proviene da alcune esperienze come i teatri occupati, che in questo momento stanno rappresentando in Italia, uno dei pochissimi esempi di laboratorio sperimentale, dove non c’è il ricatto dei numeri, dove le produzioni non vengono fatte perché poi devono vendere. In questa situazione si può osare e questa è una cosa che anche noi vorremmo trasmettere col festival. Siamo tutt’altro che perfetti, anche a Torino qualche cosa di imperfetto è successo, non voglio dire che sia normale, non lo è, ma la libertà è più importante della perfezione formale che puoi esprimere se la perfezione formale ti costringe poi a limitare la tua libertà.

Il manifesto del Festival

Il manifesto è su tutti i nostri siti, voglio fare una precisazione, non nasce prima il manifesto e poi il festival, ma il contrario. Il manifesto serve a spiegare quali erano gli intenti un po’ romantici che ci hanno portato a metterci in gioco con questo festival, è un manifesto più emozionale che altro, è un manifesto molto poco tecnico. Chi ha aderito al manifesto più che altro crede nelle intenzioni del festival, ma non ci poteva essere per impegni professionali o di altro tipo, così come chi viene per una data sola e non per tutte e 3, ma non è un problema.
[PAGEBREAK] L’esperienza a Torino
Torino è stato il primo esempio del festival siamo stati molto fortunati perché il Traffic Free Festival, che organizzava questa 3 giorni ci ha messo a disposizione le Officine Grandi Riparazioni (OGR), che sono una struttura meravigliosa, sia architettonicamente che come disposizione. La bellezza del Festival è stata proprio quella di ricreare il centro di un paese, con le piazze e la gente che girava da piazza a piazza e in ogni piazza c’era qualcosa che stava accadendo, anche contemporaneamente, perché noi abbiamo cercato di fare una scaletta che permettesse a tutti di essere ascoltati e visti, però era anche bello riuscire a sovrapporre le cose, decentralizzare anche il palco. Il pubblico così era anche un po’ costretto a prendere posizione, a decidere cosa andare a vedere, anche se capisco che a qualcuno sarebbe piaciuto vedere tutto, in ogni festival che si rispetti ci sono cose che si accavallano. L’atmosfera che abbiamo vissuto lì è stata un po’ particolare anche per il posto, che era l’ideale. Questo festival è come pongo e noi stiamo cercando di plasmarlo ogni volta che c’è una nuova data anche in relazione alla città e al posto. L’Auditorium è un posto meraviglioso ma sarà molto diverso da Torino, avremo la Cavea che abbiamo cercato di dividere in settori, dove succederanno delle cose senza soluzione di continuità più o meno però nello stesso posto e contemporaneamente nella sala Petrassi ci saranno altre performance, per cui il pubblico sarà costretto a scegliere, anche se abbiamo cercato di fare in modo che ci sia la possibilità di vedere quasi tutto.

Il pubblico dei Festival

Girando un po’ per l’Europa abbiamo visto che il pubblico fa i festival. A Torino è stato così, è entrato pienamente nello spirito del festival alla fine ha creato l’atmosfera del festival, noi possiamo fare tanto ma se poi non c’è questo tipo di partecipazione è un fallimento. Qui abbiamo un po’ l’abitudine a pretendere, a dare tutto per scontato e a lamentarci se qualcosa non è esattamente come ce l’aspettiamo, questo è da cambiare, il pubblico è protagonista tanto quanto noi, non è giusto che sia parte passiva: la qualità deve esserci, ma non si può pretendere solo perché si è pagato un biglietto. È importante l’aiuto che viene dal pubblico, a Torino l’abbiamo avuto, speriamo di averlo anche qui.

Sala Petrassi vs Cavea
La cavea contiene circa 2000, persone, la sala Petrassi circa 750. Per quanto riguarda la sala Petrassi chiediamo grande collaborazione e pazienza da parte del pubblico. Sicuramente andrà tutto benissimo, perché ci siamo organizzati per far si che il pubblico non si perda niente. In particolare noi Afterhours faremo un doppio set: per due motivi. Prima di tutto perché chi non arriva alle 17 può rivederci la sera in Cavea, e poi per attirare più gente possibile il pomeriggio in modo che possano vedersi anche altre situazioni. Se noi suoniamo alle 17 incentiviamo il nostro pubblico a venire presto e una volta che è lì poi gira e vede anche il resto, cose a cui crede di non essere interessati ma poi scopre che sono interessanti. A Torino alle 18, quando abbiamo aperto, c’erano già 2000 persone e questo ha fatto si che ci fosse una certa vivacità, speriamo che a Roma anche ci sia già tanta gente.

Perché il Teatro degli Orrori in Sala Petrassi?

Il Teatro degli Orrori è uno dei gruppi più attivi all’interno del Festival per cui parteciperà a tutte le date. Il fatto che suoni nella Petrassi, aspetto un po’ criticato, è dovuto a un problema che andrà affrontato: il Teatro degli Orrori ha un set molto sonoro, con un livello di decibel molto alto, ma suonare all’esterno richiedeva rispettare i decibel che giustamente sono imposti e limitare la loro espressione artistica. Pensiamo che in sala Petrassi il Teatro degli Orrori si possa esprimere meglio e in maniera più consona a quello che è il loro progetto. Comunque faremo in modo che tutti possano vederli.

Aspetto economico

Questo festival si organizza a rimborso spese, un rimborso spese alquanto risicato, ma speriamo che diventi una struttura che rende anche economicamente, perché no? Questo è un altro discorso che vorremmo far passare: con la cultura si magia! La cultura è una parte fondamentale della nostra vita, non vogliamo fare un festival che chiede assistenzialismo e fondi a qualcun altro, il festival vuole diventare un’interessante piattaforma economica però intanto stiamo dando un esempio: anche senza fondi e anche senza sponsor noi ci muoviamo lo stesso, non aspettiamo che le cose siano perfette, agiamo e ci mettiamo in marcia anche se non ci sono le condizioni adatte per poterlo fare. Le cose non solo si possono fare, ma si possono fare in grande, poi se questo festival continuerà e crescerà lo diranno solo gli eventi.

Alla pagina seguente il programma completo con gli orari di esibizione di ogni artista.

[PAGEBREAK] Cavea A
17:00 Installazioni permanenti di Isabella Staino e Cristiano Carotti
18:00-18:30 Der Mauer
19:10-19:40 Ooppopoooioo
21:00-21:15 Nebulae
21:15- 21:35 Valentina Chiappini
21:40-22:30 Afterhours + Vasco Brondi
22:50-23:20 Nicolò Fabi + Lorenzo Amurri

Cavea B
17:00 Installazioni permanenti di Isabella Staino e Cristiano Carotti
18:30-18:50 Stefano Pilia
19:40-20:00 Giano
21:15- 21:35 Valentina Chiappini

Cavea C
17:00 Installazioni permanenti di Isabella Staino e Cristiano Carotti
17:30-18:00 Orodè Deoro
18:50-19:10 Pierpaolo Capovilla legge Delfini
20:05-20:35 Enrico Gabrielli presenta Orchestrina di Molto Agevole (Liscio d’Antan)
21:15- 21:35 Valentina Chiappini

Sala Petrassi
17:00-17:30 Afterhours
18:00-19:30 Slam Poetry Contest by Philopat
19:40-20:00 Chamber Trio (Manuel Agnelli, Rodrigo D’Erasmo, Angelo Maria Santisi)
21:00 Video installazioni di Graziano Staino e Max Papeschi
21:15-21:45 Blastula
23:10-23:50 Teatro degli Orrori

Fonte: Conferenza Stampa

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