Appello di Gianfranco Pannone per la tutela dell’area vesuviana

Sul Vulcano” di Gianfranco Pannone viene presentato in questi giorni fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Locarno (6 – 16 agosto).

«È un film ambientato in un posto unico al mondo, il Vesuvio, e, collocandosi tra passato e presente, si propone come un racconto a più voci sul delicato rapporto uomo-Natura, partendo dalla condizione storica dei napoletani, sempre in bilico tra filosofico fatalismo e dionisiaca vitalità.

E se fatalismo e vitalità, rivisitati oltre gli alibi che da secoli quasi immobilizzano Napoli, venissero assunti a valori di una rinnovata rinascita, fortemente mediterranea, dell’uomo moderno?

Ecco che una nuova ecologia, in cui l’uomo torna a valutare i propri limiti, diviene necessaria, facendo tesoro di una storia millenaria: quella, appunto, di un vulcano intorno al quale vivono, più o meno consapevoli, centinaia di migliaia di persone», così il regista presenta “Sul Vulcano” nelle note di regia.

Pubblichiamo di seguito un appello di Pannone che lamenta una mancanza di attenzione da parte della politica nei confronti dei temi affrontati nel film.

Trovo discutibile che di fronte a una situazione come quella dell’area vesuviana, un allarme di reale concretezza oltre che in alcuni casi di presente degrado, la politica non sia in grado di dare una risposta seppure interlocutoria, un segno di presenza. Le mie parole di questi giorni accompagnano semplicemente un film, cioè un mezzo che non cambia né risolve i problemi. Ma trovo che tra questi, uno sia anche il silenzio desolante dei nostri rappresentanti.

Un tempo di fronte a certe provocazioni lanciate dal cinema, la politica sentiva il bisogno di replicare, di interloquire, capendo che il cinema poteva essere anche uno stimolo. Posso capire la ‘pausa estiva’, ma mi pare preoccupante e insostenibile che di fronte a un problema reale, illuminato da un film, si debba registrare la pura assenza di un interlocutore politico.

Cosa succede in quelle terre? Se accadesse qualcosa, che nessuno si può augurare ma che tutti dovremmo prevenire, in quali condizioni il territorio è pronto a reagire? Come sono concepiti i piani di evacuazione? A queste e tante altre domande, mi preoccupa come cittadino oltre che lo storico ritardo nella proposta di soluzioni sostenibili, anche questa semplice assenza di dialogo, questo assordante silenzio.

Torno a chiedere cosa pensino Caldoro e De Magistris di questi temi che coinvolgono una realtà non solo locale, ma di interesse nazionale, con piena speranza di un dialogo che potrebbe essere costruttivo tra politica, cittadinanza e, perché no, lo sguardo del cinema. Un dialogo che quando viene a mancare, non può che destare apprensione.

Scroll To Top