Cadori: Il video “Le Cose” su YouTube e l’album il 4 novembre

“Cadori” è il titolo del primo e omonimo disco di Cadori, all’anagrafe Giacomo Giunchedi, di Avezzano, ma bolognese d’adozione. Un cantautore anni Zero, di quelli buoni, di quelli che fanno canzoni semplici che si infilano tra le costole e il cuore. Chitarra, indole folk-pop, voce persa in vapori lo-fi, suoni soffusi, elettronica e poco altro. Ma tutto molto curato.

Cadori è una parola che Giacomo ha in testa da un po’ di tempo. A lui suscita il ricordo di qualcosa di lontano, legato all’infanzia, alle corse nel cortile della scuola tra la polvere e gli alberi. Ricordi, sogni, nostalgie: come quelle delle canzoni di questo disco, a partire dal primo singolo “Le Cose“, che trovate sotto all’articolo, che è una specie di condensato delle atmosfere di tutti gli altri brani.

“Cadori”, che verrà presentato live il prossimo 20 novembre al Cortile Cafè di Bologna, è un lavoro nel quale ogni canzone risente della ricerca di un qualcosa di nuovo insieme al bisogno di lasciare ciò che non si può avere. Cadori si rivolge sempre ad una lei, pretesto ideale per affrontare temi tipici come i fraintendimenti, le mancate corrispondenze tra due persone legate l’una all’altra, dove però appaiono anche evocazioni di momenti di estasi, di improvvise schiarite e lampi di sole in un cielo dai toni nordici. Cadori racconta insomma aneddoti quotidiani, cose comuni a tutti, ma porta questo suo pezzetto di vita in una dimensione di sincerità estrema e insieme di fantasia, fuori dalle convenzioni e dai cliché.

Grazie al lavoro di produzione prima di Francesco Cardillo, poi di Michele Postpischl(OfeliaDorme) e infine di Roberto Rettura de Lo Studio Spaziale (già al lavoro con Calibro 35, Mariposa, Iosonouncane, Junkfood), le canzoni di Cadori – che per questo disco ha suonato tutti gli strumenti da solo, tranne la batteria e il violino (suonato da sua sorella) – si sono trasformate in piccole bolle di malinconia e voglia di rinascita, che vagano nell’aria, incantano, e improvvisamente scoppiano. Per poi riformarsi di nuovo.

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