Più canzoni italiane in radio: la proposta di legge del leghista Morelli

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Prima le canzoni italiane. Questa sembra essere la nuova idea del governo gialloverde, sponda leghista, proposta di legge con capo firmatario Alessandro Morelli, ex direttore di Radio Padania e attualmente Presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera. Lo scopo, seguendo la falsa riga del modello francese che nel 1994 ha disposto di trasmettere nei palinsesti tra il 35% e il 60% di canzoni francesi, è quanto mai semplice: creare musica italiana di qualità, dare spazio agli esordienti e tutelare la tradizione. A riportare la notizia è stata l’agenzia AdnKronos che, inoltre, ha intercettato il deputato Morelli, il quale ha spiegato la sua proposta partendo proprio dalla contestatissima vittoria di Mahmood al Festival di Sanremo numero sessantanove: “La vittoria di Mahmood all’Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica. “Io preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro Paese attraverso gli strumenti che ho come parlamentare. Mi auguro infatti che questa proposta dia inizio a un confronto ampio sulla creatività italiana e soprattutto sui nostri giovani“. Nel testo riportato dall’agenzia di stampa, che vede le firme dei deputati Maccanti, Capitanio, Cecchetti, Donina, Fogliani, Giacometti, Tombolato e Zordan, si chiede che le emittenti radiofoniche, nazionali e private debbano riservare “Almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia, distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione” con almeno il 10 per cento “riservata alle produzioni degli artisti emergenti“. Pugno duro per chi non rispetta le regole: “La vigilanza sull’applicazione della presente legge è affidata all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni” e che “in aggiunta a quanto espressamente previsto dalla normativa vigente, l’Autorità, a fronte della reiterata inosservanza delle disposizioni di cui alla presente legge, può in ultima distanza disporre la sospensione dell’attività radiofonica da un minimo di otto ad un massimo di trenta giorni”. Non ci resta dunque che aspettare la discussione in aula del ddl oltre che, ovviamente, le innumerevoli polemiche che accompagneranno il dibattito.

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