Case Discografiche: Cornute e mazziate!

C’è da non crederci… Ma siamo in Italia e questo è il paese della Torre di Pisa, dove tutto è significativamente approssimato, traballante, obliquo!

L’Autorità per la Privacy ha chiuso l’istruttoria sul “caso Peppermint”. La questione vedeva una società discografica (la Peppermint, appunto) aver svolto, per il tramite di una ditta svizzera di informatica, un sistematico monitoraggio delle reti peer to peer (P2P), mediante l’utilizzo di software specifici. La label ha così individuato numerosissimi indirizzi IP relativi ad utenti che utilizzano il sistema di scabio telematico di files musicali. Attraverso poi un altro sistema articolato, la label era riuscita a risalire ai nomi degli utenti stessi, tra cui molti italiani, onde ottenere un risarcimento del danno.

Il Garante tuttavia, richiamando anche una decisione della corrispondente Autorità svizzera, ha ritenuto illecita l’attività svolta dalle società. Difatti, la direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche vieta ai privati di poter effettuare monitoraggi, ossia trattamenti di dati massivi, capillari e prolungati nei riguardi di un numero elevato di soggetti. È stato, poi, violato il principio di finalità: le reti P2P sono finalizzate allo scambio tra utenti di dati e file per scopi personali. L’utilizzo dei dati dell’utente può avvenire, dunque, soltanto per queste finalità e non per scopi ulteriori, quali quelli perseguiti dalla Peppermint (cioè il monitoraggio e la ricerca di dati per la richiesta di un risarcimento del danno).
Infine il Garante non ha mancato di sottolineare la violazione dei principi di trasparenza e correttezza, perché i dati sono stati raccolti ad insaputa tanto degli interessati quanto di abbonati non coinvolti nello scambio di file.
Sulla base del provvedimento del Garante (di cui è stato relatore Mauro Paissan), le società che hanno effettuato il monitoraggio dovranno ora cancellare, entro il 31 marzo, i dati personali degli utenti illecitamente monitorati (e chissà che a questi ultimi non venga consentito anche di chiedere un risarcimento del danno!).

Pronta la replica di Enzo Mazza, Presidente della Fimi, Federazione Industria Musicale Italiana: “la decisione del garante porterà i titolari dei diritti ad aumentare il contenzioso penale con centinaia di denunce alle forze di polizia e alla magistratura, anche in quei casi dove il tutto si poteva risolvere con un richiamo via email e sposterà pesantemente il target delle azioni giudiziarie contro i service provider”.

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