Checco Zalone: “Vivo in un perenne stato d’ansia”

Luca Medici, nato trentaquattro anni fa a Capurso (BA), si fece conoscere dal popolo italico a Zelig sotto il nome del tutto fuorché ammodo Checco Zalone.
Raggiunto il record d’incassi nei botteghini con “Che Bella Giornata”, il comico si concede alla copertina di Vanity Fair (in uscita il 20 luglio) e racconta di come le proprie aspettative lo stiano facendo vivere in un perpetuo stato d’ansia.

Di seguito i momenti salienti dell’intervista.

“Si esibirà in spazi ­ arene, palazzetti, stadi ­ dai 6-7 mila posti in su: non avrà esagerato?
«È la produzione che nutre tutta questa fiducia. Io ho accettato a una sola condizione: biglietti dai 40 euro in giù. Se poi la gente non viene, farò una figura di merda mondiale».

Uno dei suoi nuovi personaggi è Roberto Saviano.
«Non intendo certo prenderlo in giro, semplicemente renderlo umano. Il mio Saviano non fa sesso per colpa della vita che è costretto a fare: invece quelli della scorta trombano, e lui fa da scorta a loro».

Questo periodo fortunatissimo non ce l¹ha un effetto collaterale?
«Certo che ce l¹ha. L¹asticella delle aspettative nei miei confronti sale sempre di più, questo mi fa vivere in un perenne stato d¹ansia e la salute ne risente: poche sere fa, al ristorante, sono svenuto. Quando è arrivata l¹ambulanza mi ero già ripreso, ma che figuraccia… Il 29 giugno, poi, alla presentazione del nuovo palinsesto Mediaset, me la sono fatta sotto perché ho capito che tutti si aspettano da me grandissimi risultati.
Ero al tavolo di Pier Silvio con Maria De Filippi, e già mi vedevo l¹anno prossimo seduto al posto più sfigato, vicino all¹uscita».

Nonostante il clamoroso successo il mondo del cinema ha completamente ignorato “Che Bella Giornata”. Ma a Checco Zalone i premi non interessano.
«Forse perché non vivo a Roma, a contatto di un mondo, quello del cinema, veramente piccolo. Non voglio sminuire i premi, ma per me conta solo che la gente sia andata a vedere i film, che li abbia apprezzati, che non siano stati un flop.
E invece la cosa assurda è che in quel piccolo mondo c¹è tanta gente che guarda agli incassi come una diminutio. È immorale: fare un film dà lavoro a tante persone, i risultati sono fondamentali».

Qual è la cosa che le dà più fastidio?
«Sentirmi ripetere che sono “l¹uomo del momento”. Perché il momento, prima o poi, passa, e ancora non ho un piano B. Di sicuro so che a 50 anni non farò il comico. Potrei aprire un ristorante, dedicarmi alla produzione, cinematografica o musicale. Sono anni che tento di scrivere canzoni serie: purtroppo mi scappa sempre la cazzata».

Se le venisse, a chi vorrebbe farla cantare? «A Jovanotti, o a Caparezza. Sa che cosa mi piacerebbe fare, su Canale 5, con Caparezza e Al Bano? I Tre Terrones».

Le capita di ridere quando vede un comico?
«Quasi mai. Ogni tanto mi diverte Grillo, quando è cattivo. Quando ha fatto il verso al modo in cui parla Bossi, l¹ho trovato irresistibile».

Fra i tanti cantanti che ha imitato ­ Vasco Rossi, Carmen Consoli, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro ­ c¹è qualcuno che si è arrabbiato?
«Tiziano Ferro. Quando l¹ho preso in giro non aveva ancora fatto coming out, e io forse ero l¹unico a non sapere che fosse gay. E ci sono andato giù pesante. Se ho ferito la sua sensibilità, gli chiedo scusa».

Pensa mai alla paternità?
«Sì, e anche Mariangela, la mia fidanzata. Ma prima devo sposarla. Materazzi e Cassano, che sono amici, fanno pressing, dicono che il matrimonio mi farà bene. “Lo so, Antò”, ho detto a Cassano, “ma tu hai trombato 600 donne”. Io otto, comprese le due
fidanzate».”
Fonte: Simonetta Radice

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