Il Cinema e il Crimine: aspettando il Milano Film Festival

In occasione della mostra “Il delitto quasi perfetto“, in programma al Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC) dall’11 luglio al 7 settembre, il Milano Film Festival propone una selezione di cortometraggi presentati nelle passate edizioni e dedicati al «tema della scena del crimine, del giallo irrisolto, degli enigmi e degli indovinelli ancora da svelare».

L’appuntamento è per giovedì 17 luglio alle ore 21 all’interno al PAC Via Palestro 14.

Ed ecco i corti in programma:

“Bear” di Nash Edgerton (Australia, 2011)
Una giovane coppia al risveglio. C’è molto silenzio tra i due, e una tensione dietro la quale si nasconde qualcosa. Lui ostenta indifferenza mentre lei, risentita, esce in fretta per il consueto giro in bicicletta. L’uomo mette in atto un piano per rendere la giornata indimenticabile. E lo sarà davvero. Il seguito del corto di culto Spider è una fulminante e cattivissima black comedy che riserva molte sorprese. Compreso un orso. In concorso a Cannes 2011.

“No tiene gracia” di Carlos Violadé (Spagna, 2013)
Manolo e Maria sono innamorati e felici. A Manolo piace fare scherzi, per fortuna Maria sa stare al gioco e si diverte. Una sera però lo scherzo prende una brutta piega e diventa pericoloso; Manolo si trova a dover gestire le conseguenze di una situazione inaspettata e forse più grande di lui. Cosa penserà la fidanzata della sua decisione? Una riflessione sui rapporti di coppia, e sulle possibilità che abbiamo di conoscere realmente un’altra persona, in un film dai toni leggeri che si inserisce nel solco della tradizione della commedia nera spagnola.

“Modern Family” di Kwang-bin Kim (Corea, 2011)
Il capofamiglia Hyun-Soo lascia seccamente una riunione di lavoro dopo una telefonata “d’emergenza” del suo figlioletto. La situazione che trova a casa è decisamente grave. La risoluzione del problema è atroce.Il cinema sudcoreano di oggi scandaglia senza pietà gli infimi compromessi che l’uomo è in grado di compiere nell’era del boom economico. Secondo il film di diploma di Kwang-bin, è la “famiglia moderna” la massima responsabile di tale resa. Cinismo e violenza prendono il sopravvento su pentimento e lucidità; i padri insegnano ai figli a “cavarsela”, qualsiasi sia il prezzo da pagare. Una situazione insostenibile, a cui si partecipa straniti grazie ai toni grotteschi e a uno humour molto nero.

“Break a Leg” di Jesse Shamata (Canada, 2009)
Seduto al tavolo di un bar, un uomo espone a un misterioso interlocutore la sua filosofia di vita. L’uomo è un sicario, e si sta preparando a uccidere la sua prossima vittima. E’ con lei che sta parlando? E voi, la carta igienica, la piegate o la arrotolate?

“Bunny Boy” di Brandon LaGanke (USA, 2010)
Un bambino torna a casa da scuola. La sua casa, come tutto il resto del paesaggio, è immersa nella neve. C’è silenzio ovunque. E c’è un uomo vestito da coniglio seduto nel cortile dietro casa. LaGanke è uno sperimentatore di generi, che si muove agevolmente tra videoclip e pubblicità: questo enigmatico (e cattivissimo) corto d’esordio per il cinema è stato selezionato al Sundance Film Festival 2011. Non potrà non lasciare sconcertati.

“Something Left, Something Taken” di Max Porter e Ru Kuwahata (USA, 2010)
Un thriller animato che ricorda Zodiac e Collateral. Una giovane coppia paralizzata dal sospetto di essere a bordo con un serial killer.

“Don’t Fear Death” di Louis Hudson (GB, 2013)
Mentre sullo schermo scorrono immagini di cadaveri in situazioni di strane quotidianità e la Morte con la falce balla all’impazzata, una voce narrante racconta i vantaggi e i benefici dell’essere morto. Si scopre poco dopo che questa voce è in realtà quella del pilota di un aereo di linea in fiamme che punta verso il suolo. Il pilota si sta rivolgendo ai suoi passeggeri… Il secondo lavoro di Louis Hudson è una commedia nera animata in 2D, una serie di gag ciniche che portano ad un esito che più nero non si può.

Fonte: Milano Film Festival

Scroll To Top