Clamidia: “Al Mattino Torni Sempre Indietro” in anteprima streaming

La band sanmarinese-romagnola Clamidia presenta oggi in anteprima streaming collettiva il suo secondo album, prodotto da Umberto Palazzo e intitolato “Al Mattino Torni Sempre Indietro”.

“La croce si tiene ben stretta si allargano le braccia / a volte qualcuno è caduto / per il troppo peso”. Sono queste alcune delle prime parole del nuovo disco dei Clamidia intitolato “Al mattino torni sempre indietro”, lavoro originariamente pubblicato nel novembre 2014 ma mai veramente promosso e oggi riproposto da Macramè su etichetta Cup of Tea.
Il disco arriva a cinque anni dal precedente “La Prima Guerra Cinese dell’Oppio“ e si presenta nella sua forza e nella sua urgente nudità per quello che è: un album di rock d’autore, elettricamente teso e gravido d’intensità letteraria, là dove a contare sono le vite cardiache delle persone che diventano canzoni, amplificatori a cui votarsi e parole da dire e urlare perché non si può fare altrimenti.

Rock anni Novanta, basso marziale, batteria in primo piano a dettare tensione, chitarre che creano trame sugli sfondi prima di esplodere inarrestabili. E una scrittura molto evocativa, ricca di immagini frammentate e prive di spazio temporale, dove la mescolanza di suggestioni genera intimità e significati aperti all’interpretazione. Sono queste le componenti di un disco per il quale Umberto Palazzo ha messo – oltre che alcuni particolari soundscapes con la chitarra – la sua esperienza e capacità di sintesi, lavorando per sottrazione e dinamica e donando ai brani un’interezza tutta particolare e necessaria.

Ecco qui lo streaming integrale:

“Al Mattino Torni Sempre Indietro” è infatti un disco che si nutre di letteratura, ed è così che il titolo è un omaggio a “In the morning you always come back” di Cesare Pavese mentre il brano “Fondazione Nuovo Sentiero” prende il titolo dall’opera di Philip K Dick “A scanner darkly”. Ma è anche un disco che prova, senza presunzioni e atteggiamenti libreschi, ad essere letterario, data ad esempio la frequente emersione di immaginari cristiani (“La croce”, “Sotto il diluvio”, “Redenzione e grazia”) che fanno da ponte verso una serie di tematiche precise. A cominciare dall’amore, trattato sempre come un continuo inseguimento mai appagato e anzi vissuto ai margini di una distanza incolmabile. E poi le inquietudini e i dubbi esistenziali dell’età della “presunta” consapevolezza o le cadute di chi ha provato a colmare i propri vuoti incolmabili con delle false illusioni. Fino alla disgregazione dell’individuo di fronte alla macchina della società, uno sgretolamento a cui non è possibile opporre nessuna Fede se non quella verso le possibilità di catarsi della musica.

Ed è proprio questa vibrazione liberatoria, alla fine, il filo rosso che lega tutte le dieci tracce di “Al mattino torni sempre indietro”. Come certi dischi di culto del rock d’autore a cavallo fra anni Novanta e primi anni Zero, questo lavoro dei Clamidia suona e canta allo sterno di chi ascolta. Le sue canzoni mozzano il fiato e lo liberano in respiri profondi che provano a rimuovere il dolore. Ogni suono e ogni parola ci fanno sentire meno soli, più accomunati ad un unico destino umano. Quello di coloro che tornano per benedire il fatto di non essersi persi oppure per celebrare l’ennesimo fallimento di una pace mai trovata. Quel destino che appartiene a chi cerca: redenzione e grazia, “chili di cobalto / impressi in cieli di raso / Agape”.

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La grafica del disco è stata realizzata sulla base di una serie di opere dall’artista riminese Reg Mastice III. La copertina ritrae Maria Maddalena che stringe a se un pettirosso, simbolo cristiano (si narra che fu l’uccello che tentò di strappare la spina più grande dalla testa di Cristo in croce, e fu così che si macchiò il petto di sangue); la forza della stretta impressa da Maria Maddalena sul piccolo volatile vuole però confondere: premura o voglia di uccidere ciò che rimane della “sua” religione?
All’interno la noce è rappresentativa dell’universo. Sul retro, invece, è raffigurata una mano nel tipico gesto di benedizione o forse la stessa mano della Maddalena. I chiodi invece rimandano al tema della croce.

Credits

Morris Celli – Voce
Antonio Morritti – Chitarra
Paolo Macina – Chitarra
Lorenzo Serra – Basso
Luca Balacca – Batteria

Registrato a febbraio 2014 negli studi della Go Down Records di Savignano sul Rubicone da Alfredo “Epi” Gentili e Umberto Palazzo. Voci registrate all’Arsonum Studio di Cattolica e mixate successivamente da Umberto Palazzo a Pescara. Mix finale a maggio 2014 al Go Down Studio ad opera di Alfredo “Epi” Gentili e Umberto Palazzo. Mastering di Jim Blackwood negli studi AZPM di Tucson Arizona.

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