Daniele Vicari commenta i David di Donatello

Daniele Vicari, regista di “Diaz“, commenta così con un post su facebook i David di Donatello consegnati ieri sera:

Davvero vi sembra poco?

Da questa notte ricevo incessantemente sms, twitt e-mail di “sostenitori” “simpatizzanti” “fan” di Diaz. Tutti mi dicono: Diaz meritava di più. Sto facendo fatica a convincere persino i miei amici e collaboratori che questo non è il modo giusto di vedere la cosa. Diaz è un film fuori dal sistema politico-produttivo italiano. Anche se in corsa abbiamo avuto un piccolo e apprezzatissimo sostegno del MiBac (un quindicesimo circa del budget), e alcuni piccoli ma significativi contributi di istituzioni locali e privati, la vicenda produttiva nel suo complesso parla da sola. Ricordo ancora la faccia di Procacci quando mi disse che non riusciva a far leggere, dico LEGGERE, la sceneggiatura a nessuno. Diaz è un film che divide, criticabilissimo e imperfetto, ma che racconta l’orrore di ciò che è accaduto dentro la scuola Diaz e a Bolzaneto senza mezzi termini. È un film non-riconciliato, che non fa sconti alle Istituzioni, eppure il Presidente della Repubblica ha stretto la mano al regista che lo ha realizzato, perché era li, insieme ai film di grandi maestri come Bertolucci, Tornatore e Andò. Eppure ha ricevuto 13 candidature nel premio più istituzionale che abbiamo in Italia, e ha vinto quattro statuette importantissime tra le quali quella per il miglior produttore. Detto alla romana, io non c’avrei puntato ‘na lira. Diaz ha rotto la barriera invalicabile dei film che “non s’hanno da fare”. E per una parte dell’establishment è una cosa imperdonabile. Imperdonabile il film che affonda il coltello nella piaga e imperdonabile la sua dimensione produttiva, che gli ha permesso di esistere oltre il raccordo anulare, nel mondo. Diaz certamente non è un capolavoro ma è un film con il quale bisogna fare i conti. È per questo che ringrazio tutti i giurati del David di Donatello che lo hanno votato e sostenuto. Ringrazio pubblicamente i grandi registi italiani che, visto il film all’uscita, mi hanno telefonato e sostenuto con grande entusiasmo: Ettore Scola, Francesco Rosi, Paolo e Vittorio Taviani, Ugo Gregoretti e ultimo ma non ultimo Giuliano Montaldo. Soprattutto ringrazio il produttore, i miei collaboratori, i 130 attori, i tecnici, i figuranti e anche gli amici che si sono sottoposti a ripetute letture della sceneggiatura e faticose visioni del film in lavorazione. Considero tutti coloro che hanno reso il film possibile con la loro passione, competenza e amore per il cinema, AUTORI con me di questo film.

Daniele Vicari

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