Deproducers: a Venezia 71 vincono il premio Assomusica con Just One Day

È “Just One Day” dei Deproducers ad aver vinto la prima edizione di “Ho Visto Una Canzone”, nuovo premio collaterale della 71esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica a cura di Assomusica.

A ritirare il premio Riccardo Sinigallia e Vittorio Cosma, mentre mancavano gli altri due Deproducers, Gianni Maroccolo e Max Casacci.

Vittorio Cosma ha spiegato le difficoltà di mettere a lavorare insieme quattro artisti e i loro diversi modi di lavorare, mentre Sinigallia ha sottolineato quanto a volte si preferiscono le canzoni straniere, di cui non si capisce neanche il testo.

Al termine della premiazione abbiamo parlato brevemente col Presidente dell’Assomusica, Vincenzo Spera, che ci ha detto qualcosa in più circa il premio e non solo.

Com’è nata l’idea del Premio Assomusica?

Nasce dal mio primo viaggio qui alla Mostra in occasione della consegna del Leoncino D’Oro, dove cominciammo a pensare a un’iniziativa che potesse unire la musica popolare con la Mostra del Cinema di Venezia. Quest’anno quella prima intuizione si è concretizzata dando un premio a una canzone significativa che secondo noi attribuisce un valore aggiunto e aiuta il film a essere più importante di quello che già non sia.

Ha già avuto modo di assistere a qualche proiezione di Venezia 71?

Sono arrivato solo ieri, per cui ancora no, ma stasera e domani sicuramente vedrò qualcosa. Abbiamo un osservatorio un po’ privilegiato stando nell’AGIS, per cui il cinema è un po’ di casa, almeno per quanto riguarda me.

Volevo sottolineare la volontà di dare questo premio, “Ho visto una canzone”, e già in questo va un po’ oltre la comune concezione sul ruolo della musica in un film, del ruolo fondamentale della colonna sonora. Se qualcuno,ascoltando la canzone al di fuori del contesto del film, può darsi che è anche invogliato a vedere il film. L’idea di base del nostro premio vuole andare oltre: non vuole dare un premio s una colonna sonora già inserita nel film, la nostra idea è far si che nelle prossime occasioni si possano presentare delle canzoni, che diventino il motore, lo spunto per fare un film. Non è una novità ce en sono state in passato, però si è perso un po’ oggi questo rapporto tra cinema e musica.

Cinema e musica possono essere la soluzione per uscire da questa crisi?

Non solo. Da quando ho questo ruolo mi ostino a dire ovunque vado che ci vuole interazioni tra i generi e che bisogna trovare una forma nuova di spettacolo. Gli artisti presenti qui oggi fanno già un lavoro che è un po’ trans-generi perché lavorano con la scienza, la letteratura e col cinema quindi stanno già sperimentando forme nuove: vanno in giro a fare spettacoli con uno scienziato. Lo stesso testo del brano dà dei dati statici ed è abbastanza intrigante come idea, è una comunicazione un po’ atipica rispetto alla canzone ma una sua efficacia.

Anche suonare la colonna sonora di un film dal vivo, come è stato fatto quest’estate all’Eutropia Festival di Roma con Profondo Rosso potrebbe essere interessante.

Si sono cose che già sono state fatte, penso a Philip Glass, ma proprio su questo mi è venuto un’idea in questo momento. Mi sto già immaginando un film che diventa spettacolo teatrale con sia le scene che la musica dal vivo. È chiaro che un film è prodotto in maniera diversa, ma oggi la tecnologia consente di riprodurli, non so magari con un ologramma, perché no?

Durante la premiazione Riccardo Sinigallia ha parlato di una certa esterofilia insita nel pubblico italiano. Lei è d’accordo?

Io nasco coi Lez Zeppelin e sono un amante dei Rolling Stones. Non giudico mai, per me non esistono confini, l’importante è quel che mi dà ciò che ascolto, ma questo non solo nella musica. È come quanto ti chiedono “Chi ti piace di più?”, ma come si può scegliere solo un artista all’interno di un panorama così vasto? Ognuno ti dà qualcosa e varia anche a seconda del contesto e del momento in cui l’ascolti. Capita anche che non ti accorgi che in una musica o in un brano ci siano degli elementi bellissimi perché non hai la concentrazione giusta, tant’è che io ho imparato da un mio carissimo amico non vedente che la musica non si vede, ma si ascolta. Se chiudi gli occhi percepisci tutte le sfumature che normalmente non cogli. È come quando cammini per strada e passa un tuo amico ma non lo noti perché il tuo focus è altrove.

Qual è il più grande problema del mercato discografico oggi?

Che non è stato capace di costruire gli artisti sul vinile e sul cd. La musica è andata bene fino a quando nasceva sul palco e poi trasferita su disco. Oggi succede il contrario: si fa solo il supporto meccanico, lo si pubblicizza bene però poi il rapporto diventa diverso, soprattutto in un’epoca in cui ci sono mezzi di consumo immediati.

 

Scagioniamo internet?

Io credo che dipenda dall’uso che se ne fa. Internet deve essere usata per essere informati, non per bypassare le leggi.

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