Ferzan Ozpetek racconta il nuovo film

Come introdurre “Allacciate le cinture“, il nuovo film di Ferzan Ozpetek?
Forse parlando di amori, del tempo, dell’amicizia, della malattia, ma senza dimenticare che al di là di tutte queste voci c’è la vita.

«Circa sei anni fa — racconta il regista — ho organizzato una cena a casa per un’amica che non stava bene. Ad un certo punto eravamo seduti vicini e le ho chiesto, “Senti, ma tu e tuo marito dormite ancora insieme?” Lei mi ha guardato e mi ha detto, “Pensa, ci prova anche ogni tanto. Agli uomini non fa schifo niente!” E ci siamo messi a ridere. Poi lei e lui si sono guardati e ho sentito l’amore nell’aria tra loro. E mi sono detto: è questo che bisogna raccontare, quando superi la fisicità e riesci ancora a desiderare una persona, quello è l’amore puro! È da lì che è partito tutto».

È sempre difficile raccontare questi temi al cinema, soprattutto perché il pubblico oggi spesso vuole solo ridere. La cosa che conta di più, però, è emozionare le persone e infatti “Allacciate le cinture” (qui la nostra recensione) non è un film sulla malattia, ma sull’amore.

«Ferzan non porta il personaggio all’attore ma vuole quasi che l’attore diventi il personaggio», esordisce così Gianni Romoli, che ha lavorato alla sceneggiatura insieme al regista, e spiega come in realtà i temi e le storie raccontate nei cinque film realizzati insieme siano tutte confluite in questo, che ne rappresenta una summa artistica ed emotiva.

Francesco Arca è la scommessa più forte del film, la dimostrazione del fatto che, al di là dello studio, in fondo attori un po’ si nasce. «Per me è la prima conferenza stampa — dice Arca — quindi vi lascio immaginare lo stato d’ansia in cui mi trovo. Il provino con Ferzan è stato una via crucis ed è durato un mese, mi ha lasciato sui carboni ardenti. Non ho pensato a niente tranne che a cominciare a lavorare. Per me è stato un sogno. Sono stato umile, un buon soldato, mi sono lasciato guidare completamente dal regista e alla fine per me è stata quasi una passeggiata».

Anche Kasia Smutniak racconta quanto questa storia l’abbia segnata, insegnandole la voglia di dare importanza al tempo e alle piccole cose, per riscoprire la felicità: «In “Allacciate le cinture” ci sono due momenti nei quale, per il mio personaggio, tutto viene ridimensionato e semplificato: l’amore e la morte, due cose che nella vita ti riportano a te stesso, danno il senso al tempo e ti consentono di vederti davvero».

In questo difficile equilibrio tra amore, malattia e vita, la riflessione sul tempo è ricorrente ed acquisisce e trasmette un significato sempre diverso.
«Durante la nostra vita — spiega il regista — ci capiterà per forza una turbolenza. Non è né l’aereo né la macchina, ma la vita»: da qui il titolo del film.

Allacciate le cinture” arriverà nelle sale giovedì 6 marzo, con 350 copie.
Nella gallery a destra le foto del cast.

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