Festa del Cinema di Roma 2015, Wes Anderson e Donna Tartt si confrontano sul cinema italiano

Ieri, all’interno della sezione Incontri Ravvicinati alla decima Festa del Cinema di Roma, un’accoppiata inusuale di artisti si è confrontata su un argomento molto particolare: il regista Wes Anderson e la scrittrice Donna Tartt, Premio Pulitzer per la narrativa con “Il cardellino”, hanno parlato del cinema italiano al pubblico dell’Auditorium Parco della Musica.

Ai due è stato chiesto di partire  da cinque sequenze di altrettanti film, quattro delle quali scelte dalla scrittrice.

Medea” (1969) di Pier Paolo Pasolini è il primo film scelto dalla Tartt, perché, sebbene non sia di facile accessibilità per chi non ha familiarità con la tragedia, è stato in grado di catturare «l’essenza e la brutalità del mondo antico» come mai prima.

La seconda scelta della scrittrice è ricaduta su “La notte” (1961) di Michelangelo Antonioni, in particolare una scena  casualmente selezionata anche da Paolo Sorrentino nell’incontro di domenica: per la Tartt, «il miglior film sulla solitudine mai girato». Anderson ha ricordato il primo film di Antonioni visto in gioventù, “L’avventura”, ammettendo di essere rimasto più colpito da quest’ultimo che da Fellini.

Poi, è stata la volta di “La signora di tutti” (1934) di Max Ophuls, film di produzione italiana, scelto dalla scrittrice americana per la struttura narrativa particolare e la modernità della materia affrontata.

L’ultimo film scelto dalla Tartt è “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, «un film che trascina e conquista», con i suoi «personaggi profondi e complicati». Anche Anderson ha detto di amare molto il film di Sorrentino, che ricollega in particolare a “La dolce vita” di Fellini.

L’unico film scelto da Wes Anderson è stato, invece, “L’oro di Napoli” (1954) di Vittorio De Sica: visto solo un paio di anni fa, è stato per il regista una sorta di colpo di fulmine. «Da quando l’ho visto la prima volta, per me una sorta di missione farlo conoscere il più possibile» ha dichiarato il regista. Un capolavoro al pari di altri celebrati film di De Sica, per Anderson, che ha apprezzato la struttura ad episodi, la varietà di toni e l’interpretazione di Totò, «uno straordinario Buster Keaton italiano».

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