Festa del Cinema di Roma 2015, William Friedkin incontra Dario Argento

William Friedkin e Dario Argento, riconosciuti maestri del cinema di genere, hanno condiviso la scena all’Auditorium Parco della Musica, durante uno degli Incontri ravvicinati di ieri, 19 ottobre, durante la decima edizione della Festa del Cinema di Roma.

A partire da alcune clip tratte dai due dei grandi capolavori dei registi, “Profondo Rosso” (1975) di Argento e “L’Esorcista” (1973) di Friedkin , i due hanno parlato dei rispettivi lavori, in una sorta di conversazione tra amici.

Friedkin ha paragonato la scena dell’omicidio di Helga Ulmann, la medium di “Profondo Rosso”, alla forza delle immagini dipinte da Goya e Caravaggio. «Inizia come una sequenza normale» ha detto «ma la musica e e inquadrature ti fanno percepire un senso di paura che, quando si concretizza, è davvero scioccante».

Secondo Argento, invece, “L’esorcista” è un film gigantesco, che ha terrorizzato intere generazioni e continuerà a farlo.

«Io ho fatto questo film come credente» ha affermato lo stesso Friedkin. «So che è impopolare dirlo, ma io credo e ho visto i diari dei testimoni».  Si tratta, di un film sulla fede per il regista, che ha aggiunto che non sarebbe riuscito a girarlo come un horror, anche se molti lo considerano tale. Ha espresso però il suo rispetto per il genere e molti degli horror che ha più apprezzato sono proprio di Dario Argento (“4 mosche di velluto grigio”, “L’uccello dalle piume di cristallo”, “Profondo rosso”, “Suspiria”, “Tenebre” e “Phenomena”).

Alla domanda su quale fosse il film di Argento preferito da Friedkin, il regista americano ha risposto: «È come se mi chiedessi quali opere preferisco di Rembrandt o di Michelangelo, la sua opera deve essere analizzata nel suo insieme». Ha poi paragonato il lavoro del regista romano con la macchina da presa, gli attori, i colori, e le ambientazione a quello di un pittore impressionista. «Quello che fa è unico perché si basa sull’ispirazione» ha aggiunto.

Anche Dario Argento ha espresso parole di ammirazione per il lavoro di Friedkin, che «ha fatto capolavori come “Il braccio violento della legge” e “L’esorcista”, film che nessuno è mai riuscito ad eguagliare».

Riguardo alla paura, elemento  importante nei film di entrambi, Argento ha confessato di essere spaventato da molte cose nel mondo di oggi, ma le paure che racconta nei suoi film sono universali, vengono dall’inconscio e dalla sessualità. Friedkin, scherzando, ha dichiarato che la cosa che lo spaventa più di ogni altra cosa è «il traffico di Roma».

Friedkin ha poi parlato delle sue famose scene di inseguimento in auto: «nel cinema muto l’inseguimento rappresenta la forma più pura di cinema. Senza sonoro, sarebbe ugualmente efficace». «Le mie sequenze di inseguimento» ha aggiunto,  «non sono nemmeno paragonabili a quelle dei film di Buster Keaton». Gli inseguimenti di Friedkin, a esempio in “Il braccio violento della legge”(1971) o “Vivere e morire e Los Angeles” (1985), sono invece per Argento i più grandi mai girati, per giunta in un’epoca pre-digitale.

L’incontro è continuato parlando dell’esperienza del giovane Dario Argento come sceneggiatore, in collaborazione con Bernardo Bertolucci, di “C’era una volta il West” di Sergio Leone, che «aveva il dono di riconoscere il talento negli altri».

Friedkin ha invece parlato del suo incontro con Afred Hitchcock, mentre stava lavorando ad un episodio di Alfred Hitchock Hour con John Gavin, quando lo reguardì perché sul set indossava maglietta e jeans non indossava la cravatta. Quattro anni dopo, quando fu premiato per “Il braccio violento della legge” ai Directors Guild Award e lo vide sotto il palco, gli fece vedere il premio esclamando: «Ti piace la mia cravatta, Hitch?».

 

 

 

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