Foja: esce oggi il nuovo singolo “Curaggio”

Esce oggi “Curaggio“, il nuovo singolo dei Foja. Il lyric video anticipa l’uscita del doppio vinile di “‘O treno che va”, atteso per il 15 dicembre, per la label indipendente partenopea Full Heads.

“O Treno Che Va” il terzo album dei Foja è stato l’ennesimo successo per la band napoletana che sulla sua locomotiva ha fatto salire ospiti e fans non  solo campani ma nazionali, sbarcando finanche a Londra, a testimonianza che quando il cuore e l’autenticità ci sono, la lingua resta sempre un limite marginale. E di cuore e soprattutto di “Anima”  i nostri amici ci parlano in questo nuovo brano, il primo dei due singoli inclusi nella limited edition in vinile dell’album, “Curaggio”, che è un inno verso le tante persone che hanno perso la determinazione e il carisma per affrontare le situazioni quotidiane, gestendo le proprie vite avvolte da disinteresse e meccanismi automatici più che dalla motivazione e dal riuscire a guardarsi dentro. Dario Sansone per denunciare ciò trova un escamotage lucido e vincente, il ricorso ad un appello alle nostre anime. C’è chi ha la religione e lancia i propri inni al suo Dio, chi ha un mantra e se lo ripete per automotivarsi, ma tutti abbiamo un’anima e ad essa affidiamo la necessità di avere “Curaggio”.
Nel video – per la regia di Francesco Filippini – le parole della canzone vengono fuori dal quaderno di Sansone su cui a pagine alterne troviamo scalette di brani precedenti, bozze di nuove canzoni, disegni e personaggi immaginari pronti a salire su un altro vagone, il tutto impreziosito dal solito linguaggio per metafore con cui abbiamo imparato a riconoscere la penna del frontman dei Foja.
“A’ gente nun ce crere, e votta l’anima nfunno, perchè ha perduto ‘o curaggio, l’hanno arrubbato ‘o curaggio, perchè nun ten curaggio, se so vennut’o curaggio”.
Cari lettori non partenopei, in questa frase c’è l’essenza del tutto, la gente a volte non crede all’esistenza dell’anima perchè troppo attaccata al materialismo della nostra società, e la remota idea della sua esistenza, che potrebbe spingerli a comportamenti moralmente più adeguati, tende a insabbiarla. A questo punto Sansone si interroga su chi sia il responsabile di tanta perdita di speranza e di coraggio: della società che ci ha omologati, dei faccendieri che ci hanno sopraffatti, del malaffare che ci ha resi vittime inconsapevoli rei solo di pensare a come arrivare vivi a fine mese, a spese della vendita del proprio coraggio.  E la frase termina con un monito: “Miettece ‘o sole tu, quanno nun c’ha faccio chiu. Anima”.


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