George Miller parla delle conversazioni con Stanley Kubrick in un’intervista fiume

Da poco scelto come Presidente della Giuria del 69esimo Festival di Cannes,  George Miller, regista di “Mad Max: Fury Road”, si è svelato in una lunga e densissima intervista rilasciata il 29 gennaio a Stephen Galloway di THR, all’interno della serie di incontri “The Hollywood Masters”. Un dialogo interessante e stimolante, ricco di aneddoti e di riflessioni sul cinema, ma non solo, che consiglio di leggere integralmente (QUI la trascrizione).

Il regista settantenne ha parlato delle sue origini greche, un’eredità culturale che ha in qualche modo influenzato il suo modo di intendere la narrazione, ripercorrendo le fasi salienti della sua carriera e rivelando di aver avuto una serie di conversazioni private con Stanley Kubrick nel 1995, quando Miller lo contattò per avere dei consigli sullo sviluppo della tecnologia digitale per “Babe – Maialino coraggioso”.

Miller ha raccontato di non aver mai incontrato Kubrick, ma di averlo contattato telefonicamente. Il problema era certamente riuscire a trovare un modo per realizzare in realisticamente un maialino parlante in un film live-action pre-digitale. Così, si era messo in contatto con Quantel, un’azienda di  Newbury a 30 miglia dalla casa di Kubrick, in cui stavano lavorando sull’analogico, ma di altissima qualità, per cercare di manipolare l’immagine 2D. «C’era un ragazzo lì, una specie di genio, [...] e improvvisamente mi venne in mente che, se avesse lavorato insieme a Stanley Kubrick, avrebbero potuto far progredire questa tecnologia» ha spiegato Miller, sottolineando il grande contributo di Kubrick allo sviluppo tecnologico nel cinema.

Kubrick era molto interessato e, così, cominciarono ad avere lunghissime conversazioni telefoniche. «Ogni sera, ci sedevamo e parlavamo per parecchio tempo. Parlavamo di questo processo ed era chiaro che fosse incuriosito da quello che sarebbe potuto accadere» ha raccontato.

Kubrick gli rivelò anche un’interessante strategia per la ricerca di nuovo materiale per i suoi film: «[...]ingaggiò delle persone perché leggessero le sue cose, ma senza sapere che fosse Stanley Kubrick».

Nell’intervista, inoltre, Miller ha rivelato di essere stato fortemente influenzato dalla mitologia greca (soprattutto dall’Odissea) e dagli studi di Joseph Campbell, cercando però di approfondire non tanto l’archetipo del viaggio dell’eroe, quanto «lo scopo stesso del nostro raccontare storie, la funzione di tali storie e la funzione della mitologia», cioè «spiegare l’universo a noi stessi» attraverso la narrazione (una riflessione che, come abbiamo visto nel nostro approfondimento, emerge con forza in tutta la saga di “Mad Max”). «Alcune di queste storie sono così convincenti, da diventare mitologie e effettivamente religioni».

«Mi piace l’idea che ci siano stati dèi e ibridi tra gli dèi e gli uomini, dèi fallibili» ha continuato. « Ciò che è veramente interessante per me è che i moderni miti di supereroi siano l’ultima incarnazione di tutto questo».

Come sappiamo, Miller è stato sul punto di realizzare proprio un film di supereroi, quello sulla Justice League della DC.  «Avevamo una bellissima sceneggiatura, [...] ma lo sciopero degli sceneggiatori era incombente» ha spiegato. «Dipendeva dalla data di inizio delle riprese e da alcune agevolazioni ottenute tramite il nuovo governo australiano. Per loro [la Warner] era una decisione troppo grande da prendere in quel momento. Niente è andato a buon fine e il film è saltato. Ma c’eravamo quasi».

Infine, alla domanda riguardo i prossimi sequel di “Mad Max”, il regista ha detto: «Poiché ["Fury Road"] è stato rimandato così tante volte da riuscire a scavare in profondità nei retroscena, Nick Lathouris ed io abbiamo scritto altre due storie. Una è una sceneggiatura completa senza titolo. Di una abbiamo parlato in modo molto dettagliato e lui l’ha scritta in forma di romanzo».

Nel video più sotto potete ascoltare parte di questa intervista.

Fonte: THR

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