Il nuovo film di Steve McQueen sarà un biopic su Paul Robeson

Il prossimo lungometraggio del regista premio Oscar per “12 Anni Schiavo, Steve McQueen, sarà un biopic sull’icona americana Paul Robeson.

McQueen rivela che questo è il film che sognava di fare da quando aveva realizzato il toccante  dramma “Hunger” (2008), ritratto brutale dello sciopero della fame di cui si rese protagonista il ribelle dell’IRA Bobby Sands, interpretato da un memorabile Michael Fassbender, attore feticcio del regista londinese.

«La vita e il lascito di Paul Robeson sono il film che volevo realizzare da tempo… Ma non avevo il potere o il prestigio necessari», ha dichiarato al pubblico newyorchese presente agli Hidden Heroes Awards, che hanno onorato tre attivisti per i diritti civili assassinati dal Ku Klux Klan nel 1964 in Mississippi.

McQueen ha voluto raccontare la storia di Robeson  fin da quando aveva 14 anni. Un suo vicino di casa, tale Mr Milton, era solito dare a McQueen libri e articoli che riteneva potessero interessarlo, e un giorno gli lasciò un ritaglio su Robeson nella cassetta postale dei genitori.

«Parlava di questo uomo di colore nel Galles che cantava con dei minatori», ricorda il regista. «Avevo 14 anni e non sapere chi fosse Paul Robeson, questo americano di colore in Galles, mi sembrava strano. Poi, ovviamente, ho scoperto che questo tipo era semplicemente un essere umano straordinario».

Figlio di uno schiavo fuggiasco, il giovane Robeson ottenne risultati eccellenti in più o meno ogni cosa cui si dedicò. Dopo aver abbandonato la carriera legale per essere stato oggetto di gravi episodi di razzismo sul posto di lavoro, Robeson si avventurò nel mondo della recitazione e della musica, che gli hanno regalato fama mondiale.

Allo stesso tempo, portava avanti campagne contro il razzismo e ingiustizia sociale, esibendosi per i soldati lealisti nella guerra civile spagnola, o in occasione di dimostrazioni anti-naziste, e spesso nel sud del Galles, dopo che una delegazione di minatori disoccupati si recò fino a Londra per incontrarlo, quando lui era in scena nello spettacolo Show Boat nel West End.

Durante il Maccartismo negli Stati Uniti, fu denunciato come comunista, inserito nella lista nera dagli studios cinematografici e le arene da concerto, e gli fu negato un passaporto per viaggiare all’estero. Nonostante sia stato reintegrato nel 1958, la sua carriera – insieme alla sua salute mentale- avevano subito un drastico ridimensionamento.

Una delle opere  precedenti del regista, una proiezione digitale di una lista di documenti dal titolo “End Credits” (“Titoli di Coda”), rendeva omaggio a Robeson già nel 2012.

Harry Belafonte, amico e collega di Robeson, che recentemente ha ricevuto il Governors Award, è apparentemente coinvolto nel progetto. Belafonte ha conosciuto McQueen ai New York Film Critic awards, e al riguardo il regista ha commentato: «Siamo andati d’accordo subito. Non pensavo davvero  che avrei trovato un nuovo amico, soprattutto in un uomo di 87 anni, ma ne sono davvero felice, è un uomo meraviglioso».

Non si hanno ancora ulteriori dettagli, ma sappiamo che il dramma di McQueen “Codes of Conduct”, con Devon Terrell, è al momento in fase di produzione.

Fonti: Indiewire, The Guardian

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