L’appello dei 100autori al sindaco di Roma Ignazio Marino

Pubblichiamo l’appello rivolto dall’Associazione 100autori al sindaco di Roma Ignazio Marino a proposito della politica culturale della città.

La lettera aperta parla gestione della Casa del Cinema che va avanti con «una direzione già da tempo scaduta», del Festival Internazionale del Film di Roma (riconfermato per il 2014 dal 16 al 25 ottobre) e delle difficoltà operative incontrate dalla Film Commission.

Il direttivo dell’Associazione 100 autori, nata nel 2008, è composto da registi e sceneggiatori cinematografici e televisivi.

 

Gentile Signor Sindaco,
un anno è trascorso dal suo insediamento e nel frattempo l’Assessore alla Cultura ha lasciato il suo incarico.

A noi stanno a cuore la crescita e la diffusione della cultura in questa meravigliosa città, in particolare attraverso la creatività che passa per le “immagini in movimento”. Non dovremmo essere noi a ricordarle che Roma si è vantata per anni – a buon diritto – di essere, agli occhi del mondo, la patria del cinema e dell’audiovisivo, una patria intesa non solo come riferimento culturale e artistico, ma anche e soprattutto come tessuto industriale e produttivo.

Un’industria anomala, certo, ma che conta sul solo territorio della Capitale il 28% delle imprese italiane del settore, il 27% degli occupati, il 34% del valore aggiunto, con 1,2 milioni di attivazioni di rapporti di lavoro nel periodo 2009/13 che hanno coinvolto 174.014 individui, di cui 100.345 uomini e 73.669 donne. Uomini e donne impegnati a produrre quella fiction televisiva che raccoglie il massimo dell’ascolto televisivo e quei film che vincono premi internazionali. Del resto, il conferimento – per sua iniziativa – della cittadinanza onoraria al nostro caro amico e collega Paolo Sorrentino testimonia quanto lei ritenga importante il cinema come “immagine” della sua giunta.

Tuttavia, a parte la festa per Paolo, non riusciamo a rammentare altri suoi interventi a favore di questa industria, né particolari attenzioni verso la comunità creativa degli autori cinetelevisivi, rara eccellenza, unica in Italia e ai primi posti nella considerazione del mondo, né tantomeno sulla diffusione del cinema nel territorio e nelle scuole.

È vero, qualcosa si è fatto: la riconferma del Festival di Roma. Questa però, come abbiamo avuto modo di osservare in più occasioni, avrebbe dovuto essere l’esito – eventuale – di una complessiva rivisitazione della “mission”, come si suol dire, dell’azione politica in relazione al ruolo e alla funzione del cinema e dell’audiovisivo nella Capitale e nella Regione.

A noi sembra mancare un pensiero strategico a favore di un’industria strategica.

Le grandi risorse che necessariamente il Festival di Roma drena, il grande dispiegamento di uomini e mezzi assorbiti dall’iniziativa, potrebbero essere compresi e giustificati soltanto se si riuscisse a capire cos’altro lei e la sua giunta pensiate si debba fare per questa città, nel breve e nel lungo termine.

Troppe le scadenze rinviate, troppe le prorogatio messe in atto. Alcuni esempi: la Casa del Cinema ha una direzione già da tempo scaduta; il contratto per i servizi di ristorazione della stessa, altrettanto scaduto; la Film Commission non può decollare perché manca la posizione del Comune; Cinecittà, su cui lei non ha competenze specifiche ma che può essere volano occupazionale importante, versa in una situazione di stallo. Queste sono solo alcune delle urgenti istanze che lei ha sul piatto da giugno scorso. E su cui, non solo noi, ma tutti i cittadini aspettano risposte.

Noi abbiamo prodotto, con il contributo delle altre associazioni di categoria del cinema romano e nazionale, proposte innovative e concrete per il rilancio della Casa del Cinema, che giacciono inerti, protocollate presso l’assessorato competente.

Abbiamo elaborato processi organizzativi snelli e razionali, proponendo priorità d’intervento per gestire in un sistema integrato le tante risorse che vengono profuse a pioggia sul territorio, impedendo la loro completa valorizzazione.

Ora c’è l’ennesima battuta d’arresto: la nomina del nuovo assessore alla Cultura. Che vorremmo fosse competente, innovativo, fuori da logiche spartitorie, conoscitore delle realtà più produttive del suo, nostro, territorio.

Le ricordiamo che questi ritardi hanno un costo, tanto in termini economici che culturali e sono un danno per la città, che ancora viene considerata, soprattutto all’estero, la “Città del Cinema”.

Faccia presto e bene, e provi a dare ascolto a quel comparto dell’economia della sua città che finora ha ignorato, ma che dovrebbe e potrebbe essere il traino per la ripresa economica di Roma. Quell’insieme di donne e uomini che una volta, pochi anni fa, in difesa proprio della Casa del Cinema, occuparono il Tappeto Rosso del Festival di Roma portando in piazza, compatti e motivati, le sacrosante rivendicazioni di migliaia di lavoratori e artisti stanchi di parole vuote e di promesse disattese.

Associazione 100autori

Fonte: 100autori

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