Ledi, è uscito il videoclip ufficiale di “Un Tempo”

E’ uscito il primo video ufficiale di Ledi, dal titolo “Un Tempo”, prima anticipazione di quello che sarà l’esordio discografico del cantautore italo-albanese.

Girato a Berlino da Viola Cafuli, per la regia di Marco Pittalunga, il videoclip contiene in sé numerosi temi che lo attraversano in una narrazione fatta di intrecci e richiami, melodici quanto testuali: il tempo nel suo movimento e nel suo potere visionario, i colori, il proprio passato che diventa realtà, il personalissimo viaggio di ognuno di noi.

Il disco d’esordio, “Cose Da Difendere”, che vedrà la luce nella primavera prossima, racchiude nel titolo la volontà di salvaguardare ciò che è stato e quindi di accoglierlo, per abbandonarsi al coraggio di essere se stessi.

Un sound digitale che si sviluppa in un linguaggio pop ‘intimo e a tratti visionario’. Presente all’interno dell’album anche un brano in lingua albanese, uno dei pezzi più intimi del disco, “Zemra ime”, cuore mio. Le altre tracce sono una narrazione di pensieri, di preghiere scure, di desideri, di volontà, di voci che sanno dove andare ma non sempre hanno trovato il coraggio di raccontarsi.

Ledi Cafuli, classe ’88, nasce  a Durazzo in Albania, ma vive a Genova da quando aveva due anni. A soli 13 anni vince il premio poetico “Guido Rossa”: rivoluzioni, crescita, introspezione e analisi che lo consegnano alla maturità del primo romanzo “La panchina” e delle tre raccolte di poesie “La voce al buio”, “Appunti di volo”, e “La verità del tulipano” (di prossima uscita). Passione poetica che si traduce in musica, e che lo ha condotto nel tempo alla composizione del suo primo album, che lui descrive così: “Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto, correvo dietro ai cani e ascoltavo la radio appena potevo, vi era in me una fame di musica. Inoltre, visto che negli anni 90 c’erano i mangiacassette e le pile costavano, stavo attento ad ascoltare con cura ciò che mi attirava. Penso che l’amore per la canzone sia sbocciato lì. A 17 anni presi la chitarra che avevo in casa e, grazie al libro delle medie della mia sorellina, imparai le posizioni degli accordi. Non sopportavo che mio padre non si offrisse di insegnarmeli ma, pensandoci bene, considerata la sua poca pazienza, fu meglio così. Ai prima accordi seguì la prima canzone e da quel giorno non mi fermai. Il coraggio di costruire un lavoro compiuto è arrivato nove anni più tardi, ed eccoci qua…”.

 

 

 

 

 

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