Lost in the desert: ascolta il brano a sostegno dei lavoratori dello spettacolo interpretato da Daniele Silvestri, Rancore e Joan As Police Woman

Correlati

Uniti per i sommersi, per le personalità più fragili di una categoria fortemente a rischio: quella dei tecnici e delle maestranze che lavorano duramente dietro le quinte nel mondo della musica. Nasce con questo intento il brano Lost in the desert“, un progetto che ha visto luce il 9 maggio nato da un collettivo di artisti tra cui figurano Rodrigo D’Erasmo, Daniele Silvestri, Rancore, Fabio Rondanini, Mace, Venerus, Antonio Filippelli, Daniele “ilmafio” Tortora, Gabriele Lazzarotti, Alain Johannes, con la partecipazione dell’artista internazionale Joan As A Police Woman.

Daniele Silvestri ha voluto presentare il progetto benefico, di cui il ricavato sarà devoluto interamente al fondo COVID-19 a sostegno di tutti i lavoratori dello spettacolo, con queste parole: “Avete presente quando, alla fine di uno spettacolo, di un concerto, di un’esibizione di qualsiasi genere.. il protagonista principale chiede “un applauso ai tecnici!”, magari aggiungendo qualcosa tipo.. “senza di loro, nulla di questo sarebbe possibile… avete presente? Ecco. È vero. È sempre vero. Anche quando sembra vagamente retorico, o ipocrita…in realtà è proprio vero e basta. Quello che però forse non sapete è che quella categoria – quella dei tecnici intendo – è una delle meno protette in assoluto, anche all’interno del già debolissimo mondo dei lavoratori “intermittenti” dello spettacolo. Non intendo qui aprire l’infinito discorso della legislazione italiana in materia, anche se non c’è dubbio che questo paese dovrà sbrigarsi a recuperare il terreno perduto.

Ora la battaglia che dobbiamo combattere – tutti – è un’altra. Ben più urgente. Ben più concreta. E c’è un’enorme quantità di persone, di lavoratori più o meno precari, più o meno in regola, che rischiano di non uscire più dal baratro in cui stanno entrando. E allora torno a parlare di loro, dei tecnici.Perché per noi non sono una categoria qualsiasi. Non sono numeri. Sono volti e nomi di fratelli, che da sempre dedicano – e vi dedicano – tante ore-energie- sudore-studio per permettere a qualcun altro di raccontare storie, suonare, ballare, disegnare mondi, regalare gioie e stupori, sogni e magie, bugie e verità. Ecco molti, moltissimi di questi fratelli, ora non hanno più niente a cui aggrapparsi. Alcuni sono semplicemente disperati. Rimasti privi di lavoro e privi di tutele, sentono di non esistere. È arrivato il momento direstituire. È il momento di dirgli che era importante quello che facevano e che prima o poi rifaranno, e che adesso che non possono farlo… non sono stati dimenticati, messi da parte, abbandonati. Ed è giusto che i primi a pensarci siano i più fortunati, quelli che hanno potuto godere di entrate sicure e più o meno consistenti, di qualche forma di popolarità… quelli che anche da casa riescono a combinare qualcosa, a farsi ascoltare da qualcuno. Quelli come me. E come gli amici e colleghi con cui abbiamo deciso di usare questa fortuna, questo privilegio, per dare voce a chi non ce l’ha, a chi praticamente non esiste. Condividere è come vivere, di più.

Scroll To Top