Manifestanti femministe sul red carpet londinese di Suffragette

Più di cento dimostranti femministe hanno saltato oltre le transenne sul red carpet della premiere di “Suffragette” ieri sera a Leicester Square, che apriva il BFI – London Film Festival.

Durante l’evento, mentre il cast continuava a sfilare di fronte a pubblico e stampa, si vedevano donne trascinate via o respinte dietro le transenne, sullo sfondo di nuvole di fumo viola e verde.

Si trattava della attiviste dell’organizzazione Sisters Uncut, che protesta contro la violenza domestica.

Hanno preso d’assalto il red carpet proprio di questo film per portare l’attenzione dei media sui tagli ai servizi sociali di sostegno per i casi violenza domestica, dichiarando che “la lotta non è ancora finita”.

Le attivisite di Sisters Uncut alla Premiere di Suffragette

Le attivisite di Sisters Uncut alla Premiere di Suffragette

Gareth Cattermole/Getty

Gareth Cattermole/Getty

Helena Bonham Carter, una delle star del film, ha esclamato un “Oh Dio” appena le manifestanti hanno saltato oltre le barriere, mentre lei percorreva il tappeto rosso. Ma l’attrice non si è fatta intimorire e ha continuato a posare e firmare autografi, commentando poi a Sky News: “Sono felice che il nostro film abbia smosso qualcosa. È’ esattamente il suo scopo”. Per lei l’evento è stata la “perfetta” risposta al film.

Anche la collega Romola Garai, nel cast di Suffragette ha dichiarato: “Non ho ancora parlato con loro [le attvisite] o visto le loro richieste ma sono contenta di vedere che il movimento delle suffragette sia ancora vivo e attuale”.

Queste invece le parole della neomamma Carey Mulligan, che nel film intepreta l’aspirante suffragetta  Maud Watts: “Auspicabilmente, questo film ispirerà tutti nel modo in cui guardare al mondo. Siamo una società squilibrata – uomini e donne- e film come questo ispirano conversazioni sul modo in cui possiamo corregere questo squilibrio”.

Anne Marie Duff, che ha un figlio con James McAvoy, sta già educandolo riguardo l’uguaglianza di genere: “Siamo tutti uguali. Non importa come sia la nostra carne… siamo uguali. E se abbiamo le stesse abilità dovremmo essere retribuiti tutti allo stesso modo”.

Luke MacGregor/ Reuters

Luke MacGregor/ Reuters

La protesta delle attiviste, che gridavano slogan come “Le donne morte non possono votare” e “Siamo Suffragette” ha costretto la presentatrice dell’evento ad alzare più volte la voce per farsi sentire, e la premiere tutta ha subito almeno 15 minuti di ritardo, prima che la polizia arrivasse con ulteriori transenne per portare ordine in piazza.

Una delle femministe di Sisters Uncut, Janelle Brown ha dichiarato: “Crediamo che tutte le donne che subiscono violenza domestica debbano avere accesso a strutture si sostegno e di sicurezza. Evidetemente il governo non condivide questo pensiero, visto che rimuovono i fondi per i servizi di supporto salva-vita”.

Shanta Masters, che lavora in un gruppo di sostegno per donne di origine sud-asiatiche, ha invce commentato: “Sono qui perchè sono arrabbiata per i tagli ai servizi specialistici. Ma sono qui anche per rappresentare… per mostrare che tutte le donne di qualsiasi provenienza hanno dei diritti, e se non sono riconosciuti ci batteremo finchè non lo saranno”.

Tra di loro c’era anche una vittima di violenze domestiche che ha beneficiato dei servizi specialistici al centro del dibattito, Angie Johnson: “La mia vita è stata salvata da questi servizi e dobbiamo lottare fino in fondo per assicurare a tutte le donne la possibilità di accedervi”.

La scelta di protestare in occasione di questo film in particolare, che certamente sembra la cornice perfetta, però non esime la pellicola stessa da alcune critiche. Le dimostranti lamentavano il fatto che il cast sia composto di sole donne bianche, e che quindi non il film non abbia rappresentato la componente di donne di colore, che pure erano completamente coinvolte nel movimento.

Fonte: The Guardian

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