Mario Monicelli si è suicidato: Addio all’ultimo grande della commedia italiana

Se ne va così l’ultimo pezzo, uno dei più gloriosi, della grande commedia all’italiana. Il suo padre putativo e reale. Mario Monicelli è morto ieri sera, suicida, lanciandosi dal quarto piano dell’ospedale romano San Giovanni, dov’era ricoverato per un tumore alla prostata in fase terminale. Il suicidio è avvenuto intorno alle 21. Il corpo è stato rinvenuto dal personale dell’ospedale, a pochi metri dall’ingresso del pronto soccorso.

La scelta così estrema di por fine alla propria vita potrebbe sembrare in contraddizione col personaggio, o forse è proprio in pieno stile Monicelli. In un’intervista a Vincenzo Mollica, infatti, il regista si era augurato di avere una morte rapida e indolore. Ma è pur vero che dietro le motivazioni di un suicidio è sempre bene mantenere un rispettoso silenzio.

Ciò che sappiamo è che se n’è andato un uomo che ha donato tanto all’Italia, un personaggio, non solo autore, fuori dagli schemi, un italiano atipico eppure fortemente italiano, cui neanche la vecchiaia aveva tolto quel meraviglioso sguardo arcigno e cinicamente ironico sulla vita e sull’Italia. Citando Gaber, Monicelli avrebbe potuto cantare «Io non mi sento italiano / ma per fortuna o purtroppo lo sono». Resteranno a sempiterna memoria una filmografia sterminata, una galleria di personaggi-mostri che hanno raccontato l’italia a suon di risate amare. Se ne è andato, Mario, e speriamo che in qualche luogo abbia ritrovato i suoi amici e colleghi Dino, Federico e Vittorio, Ugo, Totò, Albertone, per citarne solo alcuni con cui aveva realizzato alcune delle pellicole più belle della storia del cinema mondiale: da “I Soliti Ignoti”, capolavoro e padre della commedia all’italiana, a “L’Armata Brancaleone”, col suo grammelot di italiano medievale, da “Guardie E Ladri”, in cui aveva offerto a Totò l’occasione di gettare via la maschera e rivelare il volto affaticato di un “povero” ladro che si arrabbatta per sopravvivere alla raffigurazione realistica e antiretorica, in pieno stile monicelliano, de “La Grande Guerra”, su fino ad “Amici Miei”, sintesi perfetta e forse canto del cigno della Commedia all’italiana.

Ciao, Mario. E grazie.

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