Mark Ronson: nuovo disco e un ricordo per Amy Winehouse

In occasione dell’uscita del suo nuovo disco “Uptown Special”, Mark Ronson ricorda Amy Winehouse.

Esce oggi 20 gennaio “Uptown Special”, il quarto album di Mark Ronson, al quale hanno collaborato Bruno Mars, Stevie Wonder, Andrew Wyatt, Kevin Parker, Mystikal, Keyone Starr, Jeff Bhasker e ai testi Michael Chabon, vincitore di un Pulitzer e del premio letterario F.Pivano. Già Ronson aveva detto di dedicarlo a Amy Winehouse e aveva scritto su Twitter “Penso sempre a te, sono ispirato da te e la tua musica vive in me e in chiunque l’abbia ascoltata”.

Intervistato dalla BBC, Mark Ronson ha detto su Amy Winehouse: «Io penso che certe lezioni, siano di musica o di vita, che ho imparato da lei… lei era straordinariamente intelligente e onesta e tutte queste cose. (…) Eravamo buoni amici. Ci sono cose che ho tratto dalla nostra amicizia e guardato con ammirazione, anche ero più grande. Si, queste cose che io penso possono essere quotidiane in un periodo o ci può essere un periodo breve in cui non ci penso, ma lei è sempre nello studio con me».

Alla realizzazione di “Uptown Special” ha preso parte anche Michael Chabon, l’autore vivente preferito da Ronson, coinvolto nel processo di scrittura fin dall’inizio, completamente immerso nello storytelling dell’album, ha spesso lavorato insieme a lui e ai vocalist in studio di registrazione. Chabon vincitore di un Pulitzer e del premio letterario Fernanda Pivano nel 2012, firma i testi della maggior parte delle canzoni ma non del singolo “Uptown Funk” con Bruno Mars, che ha anticipato l’uscita dell’album.

 

“A prescindere da come i miei gusti verso la musica e verso i DJ set si evolvano nel corso degli anni, torno sempre alla musica che mettevo nei locali hip-hop di New York verso la fine degli anni ‘90 – primi anni 2000”, spiega Ronson tramite il suo ufficio stampa “Biggie, Chaka Khan, Amerie, Boz Scaggs, Missy, Earth Wind & Fire, N.O.R.E… I loro pezzi facevano scatenare il dance floor. I club di New York erano pieni di ragazze, ragazzi, ballerini, spacciatori, rapper, modelle e skateboarder che venivano essenzialmente per una ragione: ballare. Indipendentemente dal genere o dall’epoca alla quale apparteneva il pezzo, se era forte – se aveva una batteria potente e un’anima soul – la gente ballava. Prima degli smartphone, del tavolo riservato e delle leggi antifumo, la gente entrava nel locale, trovava il proprio posto e rimaneva lì tutta la notte, totalmente assorbita dalla musica. Con “Uptown Special” ho voluto catturare la sensazione che ricordo di quelle serate a New York”.

 

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