Max Pezzali: A ottobre in libreria “I Cowboy Non Mollano Mai”

Non si ferma il successo di “Max20″, ultimo disco di Max Pezzali, ai vertici della classifica degli album più venduti dopo 13 settimane dalla sua pubblicazione, ma Pezzali ha già una sorpresa per i suoi fans: il 10 ottobre esce “I Cowboy Non Mollano Mai”, un viaggio nei ricordi del cantautore e leader degli 883 e l’affresco sociale di una generazione.

Riccamente illustrato con scatti privati e inediti, “I Cowboy Non Mollano Mai” è la storia di Max Pezzali: i primi amici e i primi nemici tra i banchi di scuola, le serate al bar e quelle trascorse in cantina insieme a Mauro, a scrivere canzoni e sognare l’America. E poi l’incontro decisivo con la musica: il punk, il post punk, il rap, Springsteen. Il successo inaspettato e l’epoca d’oro degli 883, l’esperienza alla Croce Rossa, le piccole sfide quotidiane e i grandi viaggi che ti fanno scoprire il mondo, le donne, la carriera solista, le tournée nei palazzetti e i rapporti difficili con la critica musicale italiana, la famiglia. E alla fine un figlio, da crescere e a cui raccontare tante storie fantastiche.

Dice Pezzali: «Ci ho pensato tante volte e forse non è una teoria così assurda: credo che gli 883 degli esordi abbiano avuto, nel loro piccolo, una funzione simile a quella dei Sex Pistols nei loro famosi concerti di Manchester. Nel 1976, tutti i ragazzetti che poi sarebbero diventati i Joy Division, gli Smiths, i Simply Red e tutte le altre band cittadine dell’epoca, andarono a vedere i Sex Pistols in concerto. Negli anni dei Genesis e dei Led Zeppelin, vedevi i Pistols che facevano quella roba lì, con quell’energia, quella spontaneità, e pensavi: «Voglio farlo anch’io!». Perché i Led Zeppelin e i Genesis non li potevi fare comunque. Non li avresti mai saputi fare, erano tecnicamente irraggiungibili. Il grande merito che riconosco ai primi 883 è stato proprio quello di aver fatto capire a un sacco di ragazzi che si poteva fare. Non bisognava essere belli per forza, non bisognava essere tecnici per forza, non bisognava essere impegnati per forza. Bastava avere la voglia, l’energia e la testa dura. Molti dei ragazzi che ascoltavano gli 883, adesso sono diventati rapper».

Fonte: Comunicato

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