Medimex: Si chiude la seconda giornata

Si chiude stasera la seconda giornata del Medimex, il salone dell’innovazione musicale di Bari che non risparmia giudizi aspri sulla classe dirigente: “Vedo che aumenta sempre più un impoverimento generale del linguaggio“, anche a causa di chi ci amministra che “è ignorante e non può insegnare nulla”, portando anche i giovani d’oggi a essere “meno colti”.

Inserito nel programma anche un importante incontro moderato da Ernesto Assante tra i presidenti delle tre major discografiche: Andrea Rosi, presidente Sony Music, Alessandro Massara, presidente Universal Music, e Marco Alboni, presidente Warner Music, che dichiarano: “Non siamo riconosciuti come cultura, come altri editori come Feltrinelli o Mondadori, tanto per citarne alcuni. L’IVA sulla musica non è quella che dell’editoria. Perché un cd dovrebbe avere più IVA di un qualunque libro, anche di un libro porno?

Sono poche le occasioni come questa dove la casa discografica può spiegare cosa fa e come lavora ” prosegue il presidente di Warner Marco Alboni e “non siamo riusciti a fare sentire la nostra voce perché l’industria negli anni passati ha fatto molto errori. – afferma il presidente Sony Andrea Rosi – Quando c’era un mercato più semplice gli artisti avevano un rapporto con le discografiche che oggi rappresenta un modello impossibile. La maggiore credibilità, il rapporto più sincero, ha creato invece molta complicità; soprattutto sugli artisti nuovi, su quelli più giovani. Con loro il rapporto è limpido è chiaro perché è comune la condivisione di un tempo che è profondamente cambiato”

Alessandro Massara di Universal chiude: “Spesso c’è stata anche concorrenza per acquisire quote di mercato. E forse questo ha anche creato un gioco economico complicato. Ma oggi anche in questo senso le cose sono parecchio cambiate. Il quadro dei ricavi è complesso da decifrare. Non sono più le copie vendute. Ma il quadro generale del business in costante mutamento“.

Alla domanda “Quale sarà il futuro della discografia?”, Massara risponde: “Contribuiremo a produrre musica e a confrontarci con le nuove tecnologie. Non sappiamo se lo streaming sarà il futuro. Siamo più aperti di prima ma il compito principe rimane quella di proporre buona musica”. E Alboni prosegue: “Penso che sarà un futuro possibile: dobbiamo impegnarci a fare capire che se la musica non si paga sarà sempre più brutta. E dobbiamo guardare al mercato dei giovani“. Conclude Rosi: “Mi unisco anche io all’ottimismo: dobbiamo investire sulle nuove piattaforme, e aspettare che le nuove tecnologie facciamo il loro corso come in Svezia e in Olanda dove ci sono milioni di persone abbonate a spotify!

Fonte: Comunicato

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