Milano Film Festival: Dal 12 al 23 settembre

Il Milano Film Festival è al via mercoledì 12 con il concorso lungometraggi che spazieranno tra temi e stili. Tra i 16 film selezionati attirano l’attenzione “L’age atomique” di Héléna Klotzche (racconta del rapporto tra due ragazzi in una notte a Parigi), “Francine” di Brian Cassady e Melanie Shatzky (una donna appena uscita di prigione), “Il n’y pas de rapport sexuel” di Raphael Siboni, quasi un film pornografico, che racconta del re del porno francese, Hervé-Pierre Gustave. “Chocò” di Jhonny Henrix Hinestroza (sulla la vita di una bellissima donna colombiana), “Le sommeil d’or” di Davy Chou (quindici anni di cinema cambogiano pre Khmer Rossi) e “This Time Tomorrow” di Shane Bisset, una storia d’amore.

In locandina anche “Xing Ge Zuo Yue” di Wu Na, “Toata Lumea din Familia Noastra” di Radu Jude, “Tiens moi droite” di Zoé Chantre, “La Playa DC” di Juan Andrés Arango, “China Heavyweight” di Yung Chang e “Un gand, un vis, Doyle.. si-un pix” di Bogdan Ilie-Micu.

Il Milano Film Festival è anche un concorso di cortometraggi e interessanti rassegne, quali Outsiders, giunta alla terza edizione, che porta sullo schermo film che sarà in pratica impossibile vedere nelle sale, come ha sottolineato l’organizzatrice Alice Alecco.
Consigliamo “Bones brigade” di Stacy Peralta (per gli skaters), “Elle” di Malgorzata Szumowska (sulle ragazze che si prostituiscono per pagarsi gli stridi), Glastopia” di Julien Temple (sul festival di Glastonbury), “Ai Weiwei” di Alison Klayman (sul celebre artista cinese), “Room 237″ di Rodney Ascher, già visto a Cannes, “Shut up and play the hits” di Will Lovelace e Dylan Southern (sugli Lcd Soundsystem), “Side by Side” di Chris Kenneally (prodotto da Keanu Reeves). Torna anche Colpe di Stato, la rassegna impegnata del Festival, curata da Paola Piacenza, con “L’accordo” di Jacopo Chessa (sull’accordo di Mirafiori. Alla presentazione, il 18 settembre, sarà presente anche Maurizio Landini), “Delta Boys” di Andrew Berends (sui guerriglieri del delta del Niger), “Il giudice e il segreto di Stato” di Bruno Oliviero (sul caso Abu Omar), “Ici on noie les Algériens” di Yasmina Adi (su come la polizia francese nel 1961 represse con violenza una manifestazione pacifica di immigrati algerini), “The price of sex” di Mimi Chakarova (sul traffico di donne dalla Bulgaria, destinate alla prostituzione) e soprattutto “We are legion” di Brian Knappenberger (su Anonymous).

Le retrospettive riguardano il cinema di Ben Rivers, il cinema italiano degli anni ’80 (alla conferenza stampa di presentazione era presente Maurizio Nichetti, il cui film “Ladri di saponette” aprirà la rassegna che vede titoli di Soldi, Fellini, Bertolucci, Soldini, Amelio, Troisi, Spada e Salvatores) e Play it Again, su Randall Poster come music supervisor di Woody Allen, di cui saranno riproposti tutti i più grandi titoli.

Tornano poi i cortometraggi di animazione (uno speciale è riservato all’animazione svedese) e ad alcune anteprime. Vernixage tratta di artisti contemporanei, quali Carlos Casas, Duncan Campbelli, Invernomuto, Roee Rosen.

Un grande festival, nonostante i tagli: questa edizione costa 600mila euro (in alcuni anni è costato anche un milione) di cui la parte maggiore viene versata dall’amministrazione comunale (150mila) e da privati (200mila euro). I fondi da parte del Ministero stanno diminuendo, cosa che l’assessore Stefano Boeri in conferenza stampa ha fortemente stigmatizzato.

“Il contributo reale è ridicolo: dimostra che il Governo non coglie il ruolo di Milano nella cinematografia. È un atteggiamento quasi offensivo”.

Il Festival porta avanti e rafforza le collaborazioni: con la civica scuola di cinema, con le altre manifestazioni cinematografiche sul territorio, con associazioni ed istituzioni. E continua la tradizione dei concerti, con esibizioni anche di Dino Fumaretto, Lo stato sociale, M’ale, Maria Antonietta e Io sono un cane.

“il Festival è particolare perché non è per i cinefili, ma per tutte le fasce d’età e di pubblico. C’è gente che viene al festival senza vedere neanche un film – ha spiegato Alessandro Beretta, ideatore del MFF – È una ricchezza e crea dialoghi nella città, anche perché è un festival diffuso” (tra i luoghi, quest’anno torna lo Spazio Oberdan).

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