Miracolo a Sant’Anna: Caro Lee, ti scrivo perché ti sbagli

“Quella notte, dai monti che davano sopra al paese, ho sentito tutto, insieme ai miei compagni: le raffiche degli spari dei nazisti, la nube di fumo quando diedero fuoco al paese. Ci illudemmo che fosse stata solo una bravata, che i tedeschi stessero solo sparando in aria: il parroco di Sant’Anna, del resto, ci aveva detto che se ce ne andavamo non ci sarebbe stata nessuna rappresaglia. Invece, la scena che ho visto nel film di Spike Lee era niente a confronto di quello che ho potuto vedere il giorno dopo la strage, quando sono potuta scendere al paese: gli uomini che cercavano tra i morti un pezzetto di vestito, i bambini infilzati, il sangue rappreso ovunque…. Non ho urlato così neanche quando è morto mio marito”.

Sono queste le parole di Fidala Ghirlanducci, 85 anni, ex staffetta partigiana delle Brigate Garibaldi. Che ben ricorda quella mattina del 12 agosto 1944, quando a Sant’Anna di Stazzem le SS tedesche uccisero 560 persone, in maggioranza donne e bambini.

“La verità è che i tedeschi a Sant’Anna ce li hanno portati su dei fascisti locali. Io lo so perché c’ero. Che bisogno aveva Lee di far vedere quella sequenza in cui il tedesco che aveva massacrato la popolazione guardava il partigiano traditore?”, chiede la Ghilarducci con un filo di voce rotta dall’emozione.

Insomma, il racconto di questa ex partigiana – che è stata una delle prime a vedere il film – ora direttrice dell’Anpi di Viareggio, pare non corrispondere a quello che il controverso film di Spike Lee “Miracolo a Sant’Anna” pone come verità storica.

E sull’accusa, sempre di Lee, che non tutti gli italiani amassero i partigiani, questa donna che qualche mese dopo la strage perse suo marito per mano dei tedeschi scrive al regista: “Non è che non ci amassero, è che la gente aveva paura delle vendette tedesche. Tutti sapevano che chiunque avesse ospitato un partigiano rischiava di veder uccise dieci persone vicine”.Fonte: blog.panorama.it

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