Mostra del Cinema di Venezia 2013: Rosi, Avranas, Tsai: riflessioni post-Leone

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Il documentario narrativo e popolare di Gianfranco Rosi vince il Leone d’Oroqui la nostra recensione del suo “Sacro GRA” – ma “Miss Violence” a tornare in Grecia con ben due premi importanti, il Leone d’Argento per la regia di Alexandros Avranas e la Coppa Volpi maschile per l’interpretazione di Themis Panou. Due film opposti, e non perché quello di Rosi sia un documentario, quanto per l’approccio verso gli esseri umani, quelli sullo schermo e quelli in sala.

L’occhio di Rosi sull’umanità del grande raccordo anulare, benché all’apparenza intrusivo, con quella macchina da presa che entra nelle case e sbircia dalle finestre aperte, è molto impostato e si muove su un terreno sicuro. Storie che ispirano empatia, divertono, fanno pensare, incuriosiscono messe insieme con notevole gusto e talento per la ricerca dell’immagine. Di fronte a “Sacro GRA” lo spettatore può sentirsi sorpreso o commosso, ma non messo in crisi.

Avranas punta invece al turbamento più nero. Gioca con la platea attraverso una regia fredda ed elegante, metaforizza una riflessione sui meccanismi che regolano i rapporti di forza e di sopraffazione ma, di fatto, ci blocca in una prigione a veder praticare atti di violenza spaventosa. Un horror, come dicevamo qualche giorno fa. Efficace? Molto. Immorale? Dipende da ciò che si è disposti a tollerare su uno schermo cinematografico. Il premio a Panou, preferito alle protagoniste femminili, sembra dire che interpretare il carnefice è più difficile che dar corpo alle vittime. Ma Avranas obietterebbe che distinguere tra chi provoca dolore e chi lo subisce non è così scontato e ci troveremmo ancora più in trappola, in quella bella casa abitata da quella bella famiglia al centro di Atene.

Tsai Ming-liang, che molti avrebbero voluto vedere col Leone in mano, si deve ‘accontentare’ del Gran Premio della Giuria conquistato con “Stray Dogs“. La sua regia possiede la (ormai ben nota) capacità di dar forma a sentimenti e pensieri complessi con inquadrature estremamente essenziali ma emotivamente pienissime. Manca forse l’elemento di novità, ed il film risulta in molti punti estenuante, ma chi da un cavolo (sì, l’ortaggio) tira fuori una scena di rabbia, esasperazione, voglia vorace nata dalla tristezza, senso di distruzione e passione, beh, resta degno di grande ammirazione.

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