Muse al Rock in Roma 2015: una petizione per chiedere un rimborso

Lanciata una petizione su Change.org per chiedere il rimborso delle spese e del biglietto al concerto dei Muse al Rock in Roma dello scorso 18 luglio.

Secondo i promotori della petizione

È inaccettabile che nella Capitale d’Italia vengano autorizzati eventi in cui viene lesa la libertà individuale, la sicurezza e il benessere fisico degli avventori. L’evento si è svolto all’insegna dell’illegalità, numerose norme di sicurezza sono state ignorate, a più riprese si sono verificate situazioni di pericolo per i presenti seguite da svenimenti e malesseri, il numero di partecipanti era decisamente superiore a quello che la location era in grado accogliere, l’organizzazione dei trasporti pubblici e della mobilità in generale è stata pessima, al punto che centinaia di persone sono rimaste segregate per ore all’interno delle proprie automobili o presso la stazione ferroviaria Capannelle, nel tentativo di abbandonare la location dell’evento

Già nelle ore immediatamente successive al live si erano levate proteste da parte di alcuni dei presenti per le difficoltà a lasciare la location del concerto e per i volumi ritenuti troppo bassi.

Noi eravamo al Rock in Roma a seguire il concerto, è stata davvero così drammatica la situazione?

I volumi probabilmente non erano altissimi per chi era nelle retrovie ma purtroppo in un luogo all’aperto può anche succedere.

Per quanto riguarda le difficoltà a defluire da Capannelle sono innegabili ma anche difficilmente evitabili quando 35.000 persone si trovano a lasciare tutte contemporaneamente una location. Si pensi a ciò che accaduto anche a Imola al concerto degli AC/DC, dove per lasciare la cittadina ci sono volute fino a tre ore.

Sicuramente il punto debole dell’Ippodromo è avere solo due uscite, una su via Appia e una su via delle Capannelle, e ciò non aiuta, ma quale soluzione può risolvere il problema?

Personalmente parcheggiando a un chilometro e mezzo circa e aspettando le 2 prima di lasciare il Rock in Roma non ho trovato nulla più di qualche semaforo rosso a fermare il mio cammino verso casa, ma sicuramente non può essere una soluzione per tutti.

Sui social c’è chi ritiene che sudore, fatica e caos in uscita faccia parte del gusto rock dei concerti, chi protesta ma non ha firmato la petizione e una minoranza (al momento poco più di 500 dei 35.000 presenti al concerto hanno firmato) che vorrebbe il rimborso.

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