Muse: Aperta inchiesta sulle tangenti a Roma

Come prevedibile e giusto che fosse, a seguito delle dichiarazioni del cantante dei Muse, Matthew Bellamy, la questura di Roma ha aperto un’inchiesta per accertare lo svolgimento dei fatti di cui parla Bellamy nell’intervista al The Sun.

Bellamy, infatti, ha dichiarato che i Muse sarebbero stati costretti a pagare delle mazzette per poter usare i fuochi artificiali sul palco, mentre la Vivo Concerti, promoter dei Muse, sostiene che sono state affrontate delle spese per avere i permessi come accade in ogni città.

Nella notte il management dei Muse ha diramato un comunicato: “Contrariamente a quanto riferito, i Muse confermano che non ci sia stato alcun tentativo di corruzione relativo allo svolgimento dei loro concerti in Italia. Sono stati pagati i compensi previsti per il lavoro fatto da tecnici e ingegneri esterni all’organizzazione per ottenere i permessi necessari da parte delle autorità locali. Questo riguarda anche i fuochi di artificio e i certificati di sicurezza, ed è totalmente in linea con gli standard adottati per tutti i gruppi che si esibiscono in Italia con show di queste dimensioni. Tutto ciò, in aggiunta ai certificati già approvati dalle autorità di tutti gli altri Paesi europei dove i Muse si sono esibiti quest’estate”.

Bellamy, invece, non è tornato sulla questione.

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