Oscar 2015 — La cerimonia degli Academy Governors Awards

Harry Belafonte, Jean-Claude Carrière, Hayao Miyazaki e Maureen O’Hara hanno ricevuto nel fine settimana gli Academy Governors Awards, gli Oscar onorari dedicati alle grandi personalità del mondo cinematografico.

Non si tratta esattamente di premi alla carriera, quelli che l’Academy chiama i “lifetime achievement”, anche se vengono spesso intesi in questo senso.

Gli Honorary Awards possono essere assegnati dalla Board of Governors (qui tutti i membri) anche per meriti specifici o riguardo a singoli film, pensiamo ad esempio a quello ricevuto ricevuto da Walt Disney per “”Biancaneve” nel 1939, composto da un Oscar di altezza normale e da sette statuette nane.

La cerimonia di premiazione si tiene in autunno mentre la notte degli Oscar vera e propria per questa stagione è fissata per il 22 febbraio 2015.

Di seguito una selezione di video dalla serata dei Governors Awards 2014, resi disponibili online dall’Academy: Hayao Miyazaki è stato introdotto da John Lasseter, Jean-Claude Carrière da Philip Kaufman, Harry Belafonte da Susan Sarandon e Mauren O’Hara dal conterraneo irlandese Liam Neeson e da Clint Eastwood.

John Lasseter presenta Hayao Miyazaki: «Nella storia dell’animazione due sono le figure che più di ogni altro hanno contribuito a questa forma d’arte: il primo è Walt Disney, il secondo è Hayao Miyazaki».

Hayao Miyazaki riceve lo Honorary Award: «Mia moglie dice che sono un uomo fortunato e credo davvero di esserlo, perché ho potuto essere parte dell’ultima epoca nella quale è ancora possibile realizzare film con carta, matita e pellicola».

Maureen O’Hara riceve la statuetta dalle mani di Clint Eastwood e Liam Neeson, e ringrazia Charles Laughton, John Wayne, John Ford e «tutti i miei fan».

Jean-Claude Carrière ricorda Luis Buñuel, Jacques Tati, Louis Malle, Patrice Chéreau, Nagisa Ōshima, Marco Ferreri: «tutti mi hanno insegnato qualcosa».

Harry Belafonte riceve lo Jean Hersholt Humanitarian Award per il suo impegno nel campo dei diritti civili e della giustizia sociale, e invita l’industria hollywoodiana a «vedere il lato migliore di ciò che siamo».

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