P2P: Novità dal mondo giudiziale

Si moltiplicano a macchia d’olio le azioni legali contro la pirateria musicale on line e contro il P2P.
In Cina è toccato al principale motore di ricerca cinese, Baidu.com Inc, colpevole – a detta delle case discografiche – di aver ideato il servizio “Mp3 Search”, che offre agli utenti un servizio di diffusione non autorizzata di files musicali. Contro di esso, le tre major cinesi (la Universal Music Ltd, la Sony BMG Music Entertainment Hong Kong Ltd e la Warner Music Hong Kong Ltd) hanno appena intrapreso un’azione legale, volta ad ottenere, oltre alla rimozione del servizio, anche un risarcimento di 9 milioni di dollari.
Le medesime accuse vengono sollevate anche nei confronti dello sponsor delle Olimpiadi, Sohu Inc., contro il quale già si stanno affilando le medesime armi.
Negli States, invece, è stata intentata un’azione giudiziaria contro Mp3Tunes.com, servizio ideato da Michael Robertson, fondatore di MP3.com,che “permette agli utenti di immagazzinare on line i file musicali desiderati, tramite l’upload dei medesimi all’interno di armadietti digitali personali (cosiddetti “Lockers”) compatibili con ITunes: di conseguenza, una volta immagazzinati i file, è possibile ascoltarli in streaming attraverso ogni tipo di browser; sincronizzare la propria libreria (contenuta nel locker) a dispositivi di propria scelta in modo tale da accedere a tale musica senza dover gestire appositi software o utilizzare cavi USB; effettuare back up delle proprie playlist on line e creare nuovi archivi. Tutti gli accessi al proprio music locker richiedono username e password e non c’è alcuna condivisione di materiale fra i diversi utenti”.
La Major discografica EMI Music Publishing, sul presupposto che il nuovo servizio fosse in violazione dei propri diritti patrimoniali di sfruttamento e distribuzione delle opere musicali, ha citato in giudizio MP3Tunes per chiedere l’accesso ai lockers e la copia di oltre 100 milioni di file musicali contenuti nei 125,000 accounts oggi esistenti. Ma, in questo caso, il Giudice di New York ha rigettato la richiesta, ritenendo che l’accoglimento avrebbe comportato una lesione della privacy dei singoli possessori degli accounts

Fonte: dirittodautore.it

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