Palazzo Del Cinema: Leoni Prigioni

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Dante Ferretti sventra il vecchio Palazzo del Cinema, in attesa che venga restituita nuova dignità architettonica (il Nuovo Palazzo) alla Mostra veneziana. L’ultimo allestimento dello scenografo per la facciata che fa da sfondo alla passerella si presenta così quest’anno, con tre felini dorati in prospettiva che squarciano un telo bianco. La forza plastica che Ferretti imprime rievoca a tratti il bassorilievo, a tratti il fascino dei Prigioni michelangioleschi, ricalcandone anche la condizione, quella di attesa e di transito: le celebri sculture incompiute esprimono tutto il loro potenziale nella non finitezza; sono il simbolo, oltretutto, del processo artistico e artigianale del genio fiorentino. A differenza di Leonardo, che utilizzava il metodo additivo, Michelangelo impiega il sottrattivo: infatti i Prigioni esprimono la propria vitalità e forza cercando di liberarsi dalla materia che, appunto, li imprigiona. Che sia un auspicio per il cinema italiano a ritrovare forza e coraggio per stupire lo spettatore? O un augurio alla Mostra di buona continuazione?

Marco Capitanio

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