Pirateria: Bit Torrent e major, arriva il divorzio

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Ci hanno provato, ma, si sa, non tutte le ciambelle escono con il buco.

Era infatti difficile immaginare un lieto fine per il matrimonio tra case discografiche e Bit Torrent. Loro, però, ci avevano creduto nell’idea di poter elevare lo strumento dei pirati del web a servizio dell’industria di Hollywood. Solo davanti all’evidenza del fallimento del negozio digitale autorizzato e in un periodo in cui la crisi mondiale sta mettendo in ginocchio quasi tutti, Bit Torrent e Major hanno reputato che non sia davvero il caso di continuare lungo la strada intrapresa. Causa del fallimento, dice Simon Morris, vice presidente di Bit Torrent, è anche il fatto che l’azienda ha investito tempo e risorse “sul core tecnologico piuttosto che sul merchandising”.

Una battaglia persa, questa, per i grandi proprietari della musica. I quali, sempre in America, continuano a far parlare di sé attravarso il RIAA e le cause assurde (contro morti, paralitici e bambini) che l’associazione porta avanti in difesa del diritto d’autore. Questa volta è il turno di Ciara Sauro, diciannovenne di Pittsburgh, senza un padre e in attesa di un trapianto a causa di una pancreatite. La multa prevista è di 8.000 dollari, cifra che arriva sulle spalle della giovane donna e della madre, unica fonte di reddito in famiglia, per aver condiviso in rete 10 brani illegalmente e non essersi presentate in appello davanti ai giudici.


Fonte: punto-informatico.it

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