Queer Lion Award: Vince Tom Ford

Per Daniel N. Casagrande, direttore del premio, il bilancio di questa edizione 2009 della Mostra è positiva: tantissimi i buoni film in concorso e accesa la discussione sui temi Lgbt.

Miglior film a tematica queer – gay, o meglio ancora Lgbt (Lesbico-Gay-Bisessuale-Transessuale) – di quest’anno è “A Single Man” di Tom Ford, storia di una professore gay inglese che si trasferisce a Los Angeles dopo la morte del compagno. È a quest’opera, infatti, che è stato assegnato il Queer Lion Award, premio collaterale della Mostra giunto ormai alla sua terza edizione, dopo la vittoria, nel 2008, di Un altro pianeta di Stefano Tummolini. Una scelta, questa, che, come racconta il direttore del premio Daniel N. Casagrande, ha subito messo d’accordo la giuria, composta dai due presidenti Gustav Hofer e Luca Ragazzi, e da Mark Smith, Peter Marcias e Roberto Schinardi.

Erano ben quattordici, quest’anno, i film selezionati e sottoposti al giudizio dei cinque giurati del Queer Lion Award. Per la sezione dei film in concorso “Venezia 66″, la scelta era limitata a due film, entrambi stranieri, “A Single Man”, e “Persécution” del francese Patrice Chéreau. All’interno di “Orizzonti”, oltre a “Choi Voi” della vietnamita Thac Chuyen Bui, c’era il primo film italiano, “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino, grande storia di famiglia tra intrecci e sentimenti.

Un po’ agli antipodi, nelle “Giornate degli Autori”, L’amore e basta di Stefano Consiglio, che con il primo ha in comune la parola “amore” del titolo e la rappresentazione della famiglia. In questo caso, però, le protagoniste sono coppie e famiglie, appunto, omosessuali che raccontano davanti alla macchina da presa la propria omosessualità. Sempre nelle “Giornate”, la giuria del Queer ha esaminato “Gordos” di Daniel Sanchez Arévalo, “Qu’un seul tienne et les autres suivront” di Léa Fehner e “Celda 211″ di Daniel Monzòn. [PAGEBREAK]

In “Controcampo italiano”, due opere diversissime tra loro: Il compleanno, melò moderno di Marco Filiberti, e Poeti di Toni D’Angelo, intenso e ironico documentario sulla poesia romana contemporanea e sull’eredità del grande Gregory Corso. “Fuori concorso” i cinquant’anni della rivoluzione dell’Oro di Cuba di Giuliano Montaldo, ma anche “Valalla Rising” di Nicolas Winding Refn. Ben due anche i film selezionati dalla “Settimana Internazionale della Critica”: “Good Morning Aman” di Claudio Noce e “Domaine” di Patric Chiha.

“Domaine”, insieme a “Persecution” e ai film di Guadagnino e Consiglio, erano le quattro opere su cui la giuria del Queer Lion aveva cominciato a discutere per il premio. Tra di loro però non è stata scelta nessuna menzione d’onore, decisione che avrebbe richiesto un accordo pieno tra i giurati.

È soddisfatto Daniel Casagrande, sia per la quantità di film a tematica queer, o anche con piccoli riferimenti Lgbt, presenti in questa mostra – ben 26, e tra di questi anche quello di Romero – sia per il livello qualitativo delle opere: “La qualità è buona perché buona è la qualità di questa edizione della mostra, dopo anni in cui molto spesso ci si imbatteva in film mal riusciti. E questo vale per tutte le sezioni. Per quanto riguarda invece la quantità, è purtroppo evidente che questo tema coinvolge ancora l’intero Occidente… basti pensare che negli Stati Uniti, contemporaneamente all’elezione del primo presidente afroamericano, in California si sono vietati i matrimoni gay: un passo avanti da una parte ma anche un grosso passo indietro dall’altra”.

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