Quentin Tarantino parla di The Hateful Eight e dell’industria cinematografica in un’intervista-fiume

Ancora nel pieno della post-produzione di “The Hateful Eight“, in uscita a Dicembre, Quentin Tarantino ha rilasciato una lunga intervista al New York Magazine (che potete leggere integralmente QUI), nella quale ha parlato del film, ma più in generale del suo punto di vista su moltissimi aspetti dell’industria cinematografica contemporanea.

Il regista rivela di aver montato più di un’ora di “The Hateful Eight”. «Stiamo correndo e cercando di arrivare alla fine» ha affermato «poi lo analizzi per bene e cerchi di migliorarlo, ma, prima di tutto, bisogna arrivare alla fine».

Tarantino ha poi parlato del valore sociale del genere western, in grado di riflettere meglio di qualsiasi altro genere valori e problematiche del decennio di realizzazione. «Non sto cercando di fare un film contemporaneo» mette le mani avanti il regista «racconto solo la mia storia. Diventa troppo artificioso quando cerchi di fare un western hippie o un western di controcultura».

Il periodo storico in cui si svolge il film è quello, come ne “Il Buono il Brutto e il Cattivo“, della Guerra Civile americana, ma Tarantino sembra voler realizzare qualcosa di molto diverso. «Quel film non parla del conflitto razziale insito nella Guerra Civile […] Il mio film parla di una nazione divisa proprio dal conflitto razziale e ciò che avviene in seguito».

Un tema molto attuale, tanto da portare alla mente i fatti di Baltimora e Ferguson, avvenuti dopo la stesura della sceneggiatura. «Sembra un tempismo perfetto, ma non era nelle nostre intenzioni ricercarlo. È solo successo. Adoro il fatto che le persone stiano parlando del razzismo istituzionale, che esiste da sempre nel nostro paese e finora è stato ignorato».

Tarantino non parla solo di “The Hateful Eight”, ma, più in generale, dell’industria cinematografica e della sua visione del cinema.

Riguardo al pessimismo espresso da Steven Spielberg e George Lucas sul futuro dell’industria, in particolare sul fatto che i piccoli film siano lasciati fuori dal circuito dei multiplex a causa dei blockbuster, Tarantino dice che il suo pessimismo non è certo legato ai sistema dei franchise cinematografici. «I sequel ci sono da quando sono nato», afferma. «all’epoca c’erano James Bond e Il Pianeta delle Scimmie e non vedevamo l’ora che uscisse il nuovo episodio. […] Siamo tutti d’accordo che gli anni settanta – o gli anni trenta, dipende da come la vedete – sia stata la decade migliore nella storia del cinema, almeno a livello Hollywoodiano. Penso che gli anni novanta si avvicinino. Ma la gente diceva le cose che dice Spielberg negli anni novanta e anche negli anni settanta».

Non sono quindi i blockbuster ad essere il problema. Tarantino sembra avere più dubbi sulla reale portata dei film che nel decennio scorso erano considerati indipendenti ed ora sono quelli che finiscono agli Oscar. «Sono film a medio budget, hanno star molto importanti […] Sono buoni film, ma non penso che dureranno come certi film degli anni novanta o settanta. Non so se parleremo di “The Town” o “I Ragazzi Stanno Bene” o “An Education” tra 20 o 30 anni. O di film come “Diario di uno Scandalo” o “Philomena”. […] Ma “The Fighter” o “American Hustle” verranno visti anche tra trent’anni».

Durante l’intervista, il regista ha toccato molti altri argomenti: ha parlato della sua idiosincrasia per lo streaming e le nuove tecnologie nella fruizione cinematografica («è una cosa generazionale, ma non significa che la cosa non mi deprima»); ha citato “Kingsman” e “It follows” tra i film da lui più apprezzati quest’anno, considerando quest’ultimo «la miglior premessa vista in un horror da molto, molto tempo»); si è espresso in maniera positiva sul fenomeno dei cinecomics («avrei preferito non dover aspettare i cinquant’anni per vederlo diventare il genere dominante [...]. Negli anni ’80 li avrei visti tutti, era la mia epoca. Avevo vent’anni e sarei stato un geek del Comic-Con. Ora ho 50 anni e non riesco a vederli tutti»); ha parlato dei giovani registi che ammira, tra cui Noah Baumbach e i fratelli Duplass («i film di Noah Baumbach hanno una qualità da Paul Mazursky. […] Non ho visto tutti i film dei Duplass, ma ho adorato quelli che ho visto»).

Tarantino non ha parlato solo di cinema, ma anche di televisione: «le ultime due serie che ho visto fino alla fine sono state “Justified” e “How I Met Your Mother”» ha detto il regista. «Ho provato a vedere la prima puntata della prima stagione di “True Detective” e non l’ho capita. L’ho trovata molto noiosa. E la seconda stagione mi sembra pessima [...]. La serie HBO che adoravo era “The Newsroom”, di Aaron Sorkin».

Infine, alla domanda su un possibile terzo capitolo di “Kill Bill”, il regista ammette di non aver ancora lasciato perdere il progetto, rispondendo con un generico «si vedrà».

Fonte: Vulture/Foto:THR

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